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28 gennaio 2017

Su Pornhub gli italiani preferiscono le mamme (milf)

Nel nostro Paese vanno forte le madri. Negli Usa le lesbiche. In Germania i rapporti anali. I dati pubblicati da Pornhub aprono uno squarcio sorprendente sulle diverse culture

Paolo Bottazzini

► Dal nuovo numero di pagina99 in edicola dal 28 gennaio 2017 e edizione digitale

Se si dà retta a Pornhub, l’Italia rimane una delle ultime roccaforti di Sigmund Freud. Il complesso di Edipo regna nell’immaginario della sessualità del nostro Paese, con un radicamento che conosce paragoni solo in Francia; le mamme, insieme alle Milf (Mother I’d Like to Fuck) e alle matrigne, monopolizzano le ricerche sul più grande archivio di video erotici del mondo. Secondo il report pubblicato lo scorso 4 gennaio, Pornhub ha erogato durante il 2016 poco meno di 92 miliardi di video: come se ogni abitante della Terra (inclusi neonati, disabili, vecchi e catatonici) ne avesse consumati dodici e mezzo, poco più di uno al mese.

Le visite ricevute dal sito sono state 23 miliardi, in media 729 ogni secondo. In totale, gli utenti hanno trascorso 4,6 miliardi di ore davanti a filmati pornografici: per passare a una misura più maneggevole, in un anno la gente ha vissuto poco più di cinquemila secoli a crogiolarsi in solitari piaceri della carne. Vista la profusione di impegno per questa attività, si deve riconoscere a Freud ben più di qualche ragione sul ruolo della fantasia sessuale nella vita di tutti noi. Non si può eccepire che il campione di Pornhub sia rilevante dal punto di vista statistico.

 

Bamboccioni di mamma

Sul segmento della popolazione maschile, i millennial italiani sottopongono al motore di ricerca l’interrogazione mamma (Milf) con una intensità del 3,779% più frequente dei loro coetanei nel resto del pianeta, e del 1,319% superiore a quella degli altri ragazzi europei. Son tutte belle le mamme del mondo: i giovani prendono alla lettera i testi delle canzoni di Sanremo, ben al di là di quanto possa essere ragionevole. Sono trascorsi dieci anni da quando il ministro dell’economia Tommaso Padoa Schioppa etichettava «bamboccioni» i nostri connazionali sotto i trent’anni, esortandoli ad affrancarsi dai genitori, e a guadagnare l’autonomia con la ricerca di un lavoro che permettesse il mantenimento di una casa e di una famiglia proprie. I dati di Pornhub sembrano accertare che il legame con la mamma non viene spezzato nemmeno nelle fantasie erotiche, e non solo dal pubblico maschile.

Infatti, persino presso le ragazze la richiesta di mamma si afferma più frequente del 33% rispetto alle donne in Europa, e del 326% rispetto al resto del mondo. Anche a colpo d’occhio, si può comunque intuire che il rapporto edipico è una forma di morbosità che affligge il Vecchio Continente, ben più di quanto la subiscano gli agli altri abitanti del globo – per una grandezza di scala di circa tre volte per gli uomini, e di dieci volte per le donne.

Forse si tratterà di un effetto della crisi economica sui bamboccioni, o una sorta di introiezione del bullismo perpetrato dal destino cinico e baro, che ne condanna quasi il 40% alla disoccupazione – ma solo sulla Rete italiana si segnala un incremento della ricerca di ballbusting (una pratica sadomaso) del 73% nel 2016, con una dedizione a questa pratica presso i nostri millennial che supera la media europea del 160%, e quella globale del 277%.

 

Sì, siamo masochisti

Nemmeno i giapponesi – che sono noti in tutta la galassia per le loro stravaganze in materia di sessualità – mostrano un simile interesse per la tortura dei genitali maschili. Lo si dovrà attribuire alla circostanza che il Sol Levante non ha conosciuto né Freud, né il potere delle mamme italiane. Il masochismo di casa nostra era già stato celebrato dal personaggio televisivo di Tafazzi, impersonato da Giacomo Poretti nella trasmissione Mai dire Gol del 1995. Sebbene il trio Aldo, Giovanni e Giacomo, che lo ha portato sulle scene, lo definisse «lo zero comico assoluto», questa maschera autolesionista, insieme al suo nome, sono entrati nella cultura popolare italiana – e forse sono percolati anche nell’inconscio collettivo, lasciandovi una traccia duratura.

L’ossessione materna degli italiani sovverte il quadro delle perversioni nazionali rispetto a quelle registrate altrove. In Italia, le prime due categorie, per quantità di richieste, riguardano mamme e donne anziane: milf e mature. Alle ninfe nel fiore dell’età viene riservato solo il terzo posto: le teen, regine dei sogni per ogni onanista che si rispetti, vengono bruciate nella classifica della seduzione dall’esperienza delle signore che hanno conosciuto il parto, e che contano molte primavere alle spalle. Più che la pietà poté il digiuno. O più che l’apparenza può la perizia? Da un certo punto di vista sembra rassicurante che la gerontofilia nel Belpaese abbia la meglio sulle tentazioni pedofile.

Non funziona così in Belgio, nazione più volte tormentata dall’abuso sui minori: qui la classe delle teen si laurea campionessa di clic, seguita da un altro sempreverde dell’erotismo universale, quello degli amori lesbici. Solo al terzo posto viene il turno delle milf, le mammine dalle virtù discutibili – ma che alimentano un desiderio più innocuo di quello affamato dell’innocenza delle vergini. È l’Italia a costituire un’eccezione, non i sudditi di Re Filippo. Negli Usa le categorie più apprezzate sono lesbian, ebony e teen, in ordine decrescente. La multietnicità americana bandisce l’attenzione per le mamme e le signore più avanti in età, a favore dei rapporti con un partner di colore.

 

Londra, prime le lesbiche

Il Regno Unito elegge il sesso tra lesbiche, le teen, e solo in chiusura le milf; lo stesso accade in Canada, in Australia, in Danimarca e in Olanda. La Germania preferisce i rapporti anali a quelli materni (lo si potrebbe forse presentire dalle strategie finanziarie applicate agli alleati dell’Unione Europea), in compagnia delle grosse tette; mentre i francesi li fanno precedere all’affetto saffico e a quello per le donne mature. C’è un luogo che riesce a mettere d’accordo il Nord e il Sud del mondo, passando per la Spagna.

Spingendosi verso il Circolo Artico, il foro anale suscita l’entusiasmo non solo dei tedeschi, ma anche degli svedesi e dei russi; se invece ci si volge (con prudenza) in direzione opposta, il plauso arriva anche dall’Argentina e dal Brasile. I giapponesi promuovono la loro arte nazionale, innalzando al primo posto la categoria degli hentai, i fumetti di contenuto erotico che dirigenti, quadri e impiegati delle imprese sfogliano senza imbarazzo durante i lunghi viaggi in metropolitana.

La passione per il disegno pornografico è stata esportata ben oltre i confini dell’impero di Tokyo, contaminando le fantasie dei messicani e dei filippini.L’inconscio descritto da Freud è una macchina linguistica, che elabora discorsi con una sua grammatica, capace di condensare significati al di là di quanto possano fare le sintassi degli idiomi scritti e parlati comunemente. Se questa interpretazione è legittima, si spiega come sia possibile per Pornhub classificare l’immaginario del sesso, per l’estensione dell’intero pianeta, in una settantina di generi al massimo – contando sull’immediatezza della comprensione da parte di tutti.

Molto meglio di quanto possa fare la letteratura, e con precisione migliore (e quindi maggiore sintesi) di quanto riesca a ottenere la tassonomia cinematografica di Netflix. L’archivio non è omogeneo, dal momento che la quantità di contenuti per ciascuna classe segue una distribuzione a curva di Pareto (o «a coda lunga», se si preferisce l’espressione di Amazon). Le categorie più affollate contano circa 80 mila video ciascuna, con il podio più alto assegnato agli Amatoriali, poi le teenager, gli hardcore e le tette grosse.

In coda invece sfilano gli Sfw (acronimo dei “contenuti che è meglio non guardare in ufficio”) con 171 contributi, i cuckold (reso in italiano dal sostantivo desueto triolagnia, che descrive un soggetto in contemplazione della propria compagna posseduta da un terzo individuo) con 338, poi i cosplay (gente travestita da personaggi dei fumetti), parodie e babysitter, ciascuno intorno agli 800.

 

Un primato americano

Ma come viene decisa la densità dei contributi nei diversi generi? Pornhub è a tutti gli effetti un social media, che vive dell’iniziativa degli utenti nella condivisione del materiale di cui sono in possesso, o che hanno prodotto. Quindi i gusti delle nazioni che frequentano con maggiore intensità la piattaforma finiscono anche per orientare la sua offerta di spettacolo. I padroni di casa, gli Stati Uniti, sono anche il pubblico più affezionato del sito.

Il loro primato non si limita al numero di accessi, ma si afferma anche per la quantità di pagine viste pro capite, ben 221. Li segue da una certa distanza l’Islanda, giustificata dal tedio della notte artica, con 202 pagine per utente, e il Regno Unito con 189. I britannici sono anche secondi nella graduatoria degli accessi, che distaccano il Canada, l’India e il Giappone. L’Italia arranca al nono posto. Ma ancora non basta. Il consumo di pornografia si arrocca tra i bisogni dell’inconscio maschile, anche più del calcio e delle automobili. La macchina celibe che srotola il discorso dell’autoerotismo, e che distorce le passioni per la tristezza dell’occhio appannato dal monitor, è al 74% appannaggio degli uomini.

In Italia la bilancia è ancora più inclinata, riducendo il contributo delle donne al 23%. Forse le ragazze sono troppo impegnate nella missione di essere madri, insegnanti o babysitter, e nell’urgenza delle loro responsabilità non presagiscono il desiderio e la frustrazione che sono in grado di animare. Come osserva Goethe, con la sua saggezza pagana, «l’Eterno Femminile ci solleva dal mondo».

 

[Foto in apertura di Contrasto]

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