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21 gennaio 2017

Le altre Mediaset, la crisi di un Paese senza capitalisti

Da Tods’ ad Autogrill, le poche, grandi società italiane sono controllate da famiglie deboli e facilmente scalabili. Un sistema in vendita che perde anche quando vince

Roberta Paolini

L’Italia abbassa i ponti levatoi. Un Paese in vendita dove il capitalismo familiare anziché riuscire a trasformarsi in una grande opportunità di sviluppo sta diventando la porta di accesso ai capitali stranieri. E anche dove questo non avviene, si predilige sempre l’estero per far proliferare il business. I dati Consob parlano chiaro: le società controllate da famiglie a Piazza Affari sono 143 (il 61,1% del totale delle quotate), per una capitalizzazione pari al 29,2% della capitalizzazione complessiva. E da comprarne ce n’è. Tra i titoli più rumored ce ne sono tanti. Brunello Cucinelli, Salvatore Ferragamo, Biesse, Autogrill, Tod’s, Amplifon, Beghelli, Vittoria Assicurazioni, Recordati.

Tutte aziende con una famiglia come azionista forte, che si sta muovendo sul mercato e ha bisogno di spiccare il salto. Ovviamente per farlo non può utilizzare gli strumenti di un Sistema Paese inesistente, con una struttura finanziaria a pezzi e una Borsa che conta una manciata di titoli. Per riprendere le parole di un esperto conoscitore di saghe familiari, Giovanni Costa, professore emerito di economia all’università di Padova e soprattutto uno dei consiglieri di Edizione, cabina di regia dell’impero Benetton, il vero peccato è che non siamo mai stati in grado di costruire piattaforme sulle nostre eccellenze industriali. Insomma il capitalismo familiare, per sua stessa essenza paziente e quindi utile all’attesa della crescita dei business, oggi sta diventando la vera crepa del nostro sistema economico. Questa settimana con un annuncio a sorpresa (anche se la notizia era attesa da almeno due anni), Luxottica, gruppo mondiale dell’occhialeria, e Essilor hanno dato il via alle danze.

Si fonderanno entro la metà del 2017. Si tratta di una delle più importanti operazioni cross border chiuse in Europa e darà vita all’unico gigante dell’occhialeria, che integra verticalmente tutta la filiera: dalle lenti alle montature ai negozi. Un colosso industriale da 15 miliardi di fatturato, una capitalizzazione di Borsa di circa 50 miliardi, un grande azionista, italiano, Leonardo Del Vecchio. Peccato che la sede di questa grande piattaforma industriale sia in Francia, peccato che con questa operazione Essilor-Luxottica resti quotata a Parigi. Peccato che da Milano sparisca in un sol colpo uno dei principali titoli del listino, 24 miliardi di market cap (Generali, giusto per fare un confronto, capitalizza 21 miliardi).

L’articolo continua nel nuovo numero di pagina99, in edicola il 21 gennaio 2017

[Fotografia in apertura di Donatello Brogioni / Contrasto]

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