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13 gennaio 2017

La democrazia burla di un partito azienda

"Abbasso la gente", recita la nostra copertinaUn titolo forte che merita di essere spiegato. Ricapitoliamo cosa è accaduto nei giorni scorsi al M5s

Enrico Pedemonte

Dal numero di pagina99 in edicola il 14 gennaio 2017

Domenica 8 gennaio Beppe Grillo, con un post sul suo blog, chiede ai militanti (cioè agli iscritti alla piattaforma Rousseau) di votare per trasferire il gruppo parlamentare dei Cinque Stelle all’Europarlamento dal gruppo dell’Ukip a quello dell’Alde. È un cambio radicale di alleanze. Dal gruppo più antieuropeista, guidato da Nigel Farage che ha condotto la Gran Bretagna all’uscita dall’Unione, a quello più filoeuropeo, l’Alde, a cui erano affiliati Mario Monti e Romano Prodi.

Un’inversione di 180 gradi di cui i militanti non erano stati informati e sul quale hanno avuto poco più di 24 ore per votare: dalle 10 alle 19 di domenica e dalle 10 alle 12 di lunedì. Nel pomeriggio del’11 gennaio Grillo comunica che «hanno partecipato alla votazione 40.654 iscritti certificati» e che «ha votato per il passaggio all’Alde il 78,5% dei votanti», cioè 31.914 iscritti. Ma già in serata il capogruppo dell’Alde, Guy Verhofstadt, rinuncia all’alleanza con il M5S perché il movimento non offre «sufficienti garanzie di portare avanti un’agenda comune per riformare l’Europa». Poco dopo Grillo incolpa “l’establishment” e la tesi del complotto dei poteri forti è suffragata da altri leader del Movimento.

La sceneggiata recitata da Beppe Grillo ripropone in modo crudo il problema della cultura democratica del movimento e la burla della cosiddetta democrazia diretta, su cui si fonda la propaganda grillina. Nel Movimento 5 Stelle tutto è opaco. È opaco il ruolo di Davide Casaleggio, il leader che manovra il movimento sulla base dei sondaggi sfornati ogni giorno dalla Casaleggio & Associati. È opaco il software (chiamato pomposamente “sistema operativo”) che controlla il blog, i post degli iscritti, le votazioni: tanto opaco da rendere impossibile qualsiasi controllo sul numero reale dei militanti, dei votanti, dei risultati finali, della gestione complessiva del M5S.

Un manipolo di tecnici che nessuno conosce controlla un movimento che, stando ai sondaggi, oggi vale quasi il 30 per cento dei consensi. Davide Casaleggio è un leader che nessuno ha eletto e che – dietro le quinte – sovrintende ogni cosa per diritto di famiglia, in quanto figlio del fondatore, secondo le regole di una monarchia autoritaria. Nominato principe ereditario da Grillo, indica la strategia grazie ai sondaggi aziendali. Siamo dunque in presenza di un’azienda che dirige il movimento con lo stile del Pifferaio magico dei fratelli Grimm che , “irretendo al suon del piffero” i cittadini, li conduce in territori a lui graditi, impone le linee politiche sottoponendole a votazioni burla e comunica attraverso un comico come un ventriloquo attraverso un pupazzetto di stoffa.

Qui non sono in discussione le singole scelte politiche del Movimento. Su ciascuna di esse si può discutere, anche sulle più radicali. È legittimo (anche se sbagliato, a nostro parere) proporre l’uscita dall’euro e indicare Putin come interlocutore primario in politica estera. È anche lecito che Grillo cambi idea ogni giorno e persino che scelga candidati incompetenti a guidare le città, come è purtroppo nella Capitale. Ma crediamo che sia giunto il momento di lanciare una battaglia culturale per denunciare la truffa di un movimento che dice di voler imporre una democrazia diretta che non è né democratica né diretta, non è dotata di un minimo di trasparenza sulle decisioni da assumere e vaneggia a proposito di un mondo in cui “uno vale uno” e che è invece strutturato come un’oligarchia aziendale. Che addirittura fa a pezzi la Costituzione quando priva i suoi eletti della libertà dal vincolo di mandato (articolo 67) multandoli in base a contratti privati.

La sinistra sembra aver rinunciato a lanciare una battaglia contro lo scempio della cultura democratica praticato dai suggeritori di Grillo. La ragione di questa rinuncia sta forse nel passato. Per anni la sinistra ha cercato di battere Berlusconi puntando sull’orrore del suo conflitto di interessi e del partito azienda, ma si è sempre scontrata contro un elettorato di destra più sensibile al fascino dell’ex Cavaliere che al rispetto delle regole. Oggi un altro partito azienda è a un passo dal potere centrale.

Marco Filoni, nell’articolo che pubblichiamo sulla copertina del nuovo numero di pagina99 in edicola, ricorda una vignetta appena pubblicata dal New Yorker dove il passeggero di un volo si rivolge agli altri dicendo di voler prendere il posto del pilota, che ha ormai perso il contatto con la clientela. Come sempre, la satira migliore usa un paradosso per spiegare il mondo. Se i partiti tradizionali hanno perso il contatto con la realtà, non è una buona ragione per rivolgerci a dilettanti allo sbaraglio.

[Foto in evidenza di Augusto Casasoli / A3 / Contrasto]

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