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13 gennaio 2017

È arrivata l’ora del bitcoin?

Il mercato della criptomoneta ha avuto un boom a fine 2016. I volumi di scambio si sono moltiplicati e soggetti che utilizzano la valuta si sono diversificati

Dal numero di pagina99 in edicola il 7 gennaio 2017

Negli ultimi giorni del 2016 il valore del bitcoin è schizzato a 968 dollari, ascesa quasi analoga a quella della fine del 2013, quando conobbe un picco storico, sfiorando quota 1.200 dollari. «Per chi ci ha sempre creduto è un déjà vu», scrive Quartz, elencando una serie di ragioni per cui stavolta, a differenza di quanto accadde tre anni fa – quando sei mesi dopo il record la criptomoneta calò a 340 dollari – non ci saranno discese ardite dopo le risalite. Prima di tutto, ai tempi si consumava l’inaspettato crack di Mt.Gox, il più grande sito cambiavalute di bitcoin: tra il sospetto che prezzi e volumi sulla piattaforma di compravendita fossero gonfiati da un bot e la richiesta di bancarotta protetta da parte del Ceo Mark Karpeles – poi arrestato nell’agosto del 2015 con l’accusa di frode – il portale spariva dal web, le transazioni venivano bloccate e chi aveva depositato lì dei soldi li vedeva evaporati, senza nessun tipo di garanzia paragonabile a quelle di un correntista tradizionale.

Si calcolò che la perdita, in valore reale, ammontasse a circa 473 milioni di dollari. Quanto all’immagine, fu un bagno di sangue. Ma oggi, fa notare Quartz, il mercato del bitcoin non è dominato da una sola piattaforma, e nel frattempo i volumi di scambio si sono moltiplicati e i soggetti che utilizzano la moneta virtuale si sono diversificati: 113 milioni di bitcoin scambiati il mese scorso contro i 7 di tre anni fa. La moneta virtuale – e qui siamo all’argomentazione numero due – potrebbe essere un «potente antidoto» contro situazioni molto critiche in aree chiave del mondo: in India, dove il primo ministro Narendra Modi ha dichiarato – dalla sera alla mattina – fuori dal corso legale le banconote da 500 e 1.000 rupie, mentre gli sportelli bancari del Paese non erano pronti a soddisfare richieste di cambio massicce e repentine.

E in Venezuela, dove una moneta con un tasso di cambio sottratto al controllo del governo potrebbe essere la panacea all’iperinflazione da capogiro. Altre due ragioni per cui il successo di oggi sarà più stabile? Le persone sono più consapevoli di cosa sia la criptovaluta, Google è una spia: nel biennio 2013-14 la parola bitcoin veniva cercata molto di più.

[Fotografia in apertura di Lucas Jackson / Reuters / Contrasto]

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