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6 gennaio 2017

Blockchain, ovvero come costruire un mondo post-Google

L’infrastruttura delle blockchain, su cui si basano i bitcoin, promette una nuova partenza della rete. Per superare la minaccia dei monopoli e dell’assalto alla privacy

Paolo Bottazzini

Facciamo un gioco. Sedete davanti al computer e pensate a qualcosa di cui vorreste sapere di più. Ora digitate il nome del motore di ricerca. Potete usare quello che volete, tutti, ad eccezione di uno: Google. Cosa vi viene in mente? Ora rifate l’operazione, pensando a come evitare di lasciare tracce della vostra navigazione, o solo quelle che vorreste fossero condivise. Sapreste come farlo? Se siete rimasti senza alternative, beh, è l’ora di immaginarle. E di chiedervi quale dovrebbe essere il mondo del dopo-Google e del dopo-Facebook, il mondo post monopoli e raccolta massiva di dati personali a nostra insaputa.

È l’ora di cercare di comprendere quali forze, in questo momento ai margini del mercato, un giorno potrebbero diroccare il modello di business dei giganti della Silicon Valley, e la loro strategia imperniata sulla razzia di dati personali. Il 2016 è stato funestato da lutti che durante l’epoca dei pionieri della Rete globale sarebbero apparsi nemmeno immaginabili. Nessuno avrebbe saputo fantasticare la fine di Yahoo!, ceduta a Verizon nel mese di luglio per cinque miliardi di dollari: la società aveva compiuto il suo ingresso a Wall Street nel 1996, e nel 2000 valeva 125 miliardi, con azioni scambiate a 500 dollari per unità. A settembre Blackberry ha annunciato la dismissione della filiera produttiva dei telefoni. Nel 2004 l’impresa superava una capitalizzazione di mercato da 67 miliardi di dollari, e nel 2006 deteneva il 50% delle quote sul mercato dei cellulari: il suo marchio rappresentava un’icona di culto per dirigenti e quadri di tutto il mondo.

In agosto Gawker ha chiuso i battenti, al termine di una guerra legale condotta da Peter Thiel (oggi tra i consiglieri di Trump) contro il giornale, che nel 2007 aveva svelato al mondo la sua omosessualità. Il gruppo Gawker Media era stato fondato nel 2003 da Nick Denton, e per oltre un decennio i suoi blog hanno occupato le posizioni di vertice nella classifica delle testate più influenti del mondo stilata da Technorati. Certo, nessuno di questi nomi ha mai raggiunto le dimensioni che oggi vanta Google, né il suo impatto sulla vita quotidiana di ogni essere umano, di qualunque pratica professionale, dell’intero accesso all’informazione.

Ma ogni storia ha un finale, e si può sospettare – almeno come esercizio di igiene personale – che la coscienza critica sull’appropriazione dei dati cresca, che il corpo politico sia scosso da un improvviso risveglio dal sonno dogmatico, che la tecnologia cerchi una strada per conservare la trasformazione impressa ai media, alla formulazione e alla pervietà dei contenuti, limitando però gli abusi che oggi si accompagnano a questa metamorfosi.

L’articolo continua nel nuovo numero di pagina99 in edicola da domani

[Fotografia in apertura di Science Photo Library / Getty images]

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