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26 dicembre 2016

“My Scientology Movie” accusa la chiesa, ma chi sono i cattivi?

L’ennesimo documentario accusa la chiesa segreta. Con le testimonianze dei fuoriusciti. Che denunciano quello che prima loro stessi commettevano. Poco credibili

Violetta Bellocchio

Dal numero di pagina99 in edicola il 23 dicembre 2016

Uscito da poco nelle sale inglesi, il documentario My Scientology Movie inizia come l’ennesimo tentativo di raccontare la religione fondata da L. Ron Hubbard, portando lo spettatore all’interno di un mondo che fa della segretezza il suo marchio di fabbrica. L’autore Louis Theroux si avvale della collaborazione di alcuni ex fedeli: lo spazio maggiore viene dedicato a Marty Rathbun, che sostiene di aver ricoperto un incarico paragonabile al Ministero degli Interni e oggi è prontissimo a raccontare le cattive azioni grandi e piccole commesse durante i suoi anni in servizio (una su tutte, l’aver intercettato le telefonate di Nicole Kidman quando la fede dell’allora marito Tom Cruise sembrava vacillare). Theroux lo lascia chiacchierare, per un po’. Poi lo mette davanti al fatto compiuto: le tecniche di sorveglianza che Marty è tanto desideroso di denunciare come “ingiuste” sono state tenute a battesimo o perfezionate proprio da lui.

Che cosa prova? Come riconcilia il passato e il presente? Per tutta risposta Rathbun si toglie il microfono ed esce di campo. Messa così sembra troppo facile, ma questa è la prima volta che l’autore di un reportage su Scientology chiede apertamente quanto si possa credere a chi, un tempo zelante difensore dell’istituzione, sembra aver deciso di voltare pagina solo nel momento in cui lei o lui ha perso la sua posizione privilegiata. La realtà pratica di come si realizzano certi documentari gioca un ruolo chiave nella scelta delle domande.

Negli ultimi dieci anni tutte le grandi emittenti televisive che trasmettono in lingua inglese hanno realizzato un’inchiesta su Scientology, coinvolgendo una ventina di grandi pentiti della chiesa disposti a svelarne i misteri. Senza di loro, bisognerebbe affidarsi ai filmati di repertorio e agli inviati che suonano un citofono senza ricevere risposta. Dando la parola ai dissidenti, invece, la carne al fuoco è garantita.

E magari ci scappa qualche comprensibile lacrima, visto che tutti gli intervistati, come mostrano sia Going Clear (Hbo) sia Scientology and the Aftermath (A&E), dicono di essere stati costretti a tagliare i ponti con amici e famiglia quando hanno deciso di andarsene. Se l’interesse verso la chiesa è aumentato, lo si deve anche all’abbondanza di questi prodotti. Ma basta guardarne più di uno per accorgersi che sono sempre le stesse persone a parlare. Allora informarsi è come provare a seguire una soap opera guardando una manciata di episodi in disordine.

Le indagini diventano un susseguirsi di tradimenti, confessioni e colpi di scena, con una porta girevole di volti che invecchiano. Questo non è più evidente che nelle due inchieste realizzate per la Bbc da John Sweeney: nella prima, datata 2007, il signor Mike Rinder è l’impassibile portavoce della chiesa che svolge un ruolo più simile al buttafuori da discoteca; tre anni più tardi Rinder è passato dalla parte dei buoni, e torna in video per chiedere scusa al giornalista, confermando uno scenario che altrimenti poteva sembrare degno di un thriller paranoico sulle cospirazioni.

«Oh, sì, John, ti stavamo davvero facendo pedinare, ti tenevamo sotto controllo. Era la mia specialità». Impossibile non vedere la gallina dalle uova d’oro in una chiesa i cui ex componenti ammettono di essersi comportati molto male. Anche se in fondo stiamo sempre parlando di una religione di ultra-nicchia (il numero totale degli aderenti si assesterebbe sui 40 mila in tutto il mondo), già ampiamente derisa per alcune credenze diventate di pubblico dominio grazie al cartone South Park, o per le occasionali bizzarrie di un parrocchiano celebre.

Una religione di cui, in teoria, tutti sanno già tutto, viene messa sotto accusa da una limitata serie di persone. Quindi la chiesa impiega sempre cinque minuti a screditare i testimoni: sono un branco di fedeli delusi, cacciati dai ranghi per le loro mancanze morali; vengono chiamati “falliti” e accusati di non essersi mai rifatti una vita dopo la separazione. Perché il ciclo si rompesse – per un attimo – è dovuto arrivare un regista specializzato non nelle inchieste di denuncia, ma nel portare alla luce le contraddizioni che scorrono dentro una storia.

[Foto in apertura di Red Box Films]

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