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23 dicembre 2016

Da Trump alla Cina, il trionfo di Vladimir Putin

Il petrolio che sale dopo l’accordo Opec. La Casa Bianca nelle mani di un amico. Il Cremlino sorride. E per l’Italia si prevedono buoni affari

Mattia Bernardo Bagnoli

Il 2017 potrebbe essere davvero l’anno della Russia. La storia – con la S maiuscola – d’altra parte ci mette spesso del suo per rimarcare quelle che solo in superficie paiono coincidenze. Se il 2016 segna il 25esimo anniversario della caduta dell’Unione Sovietica (26 dicembre 1991), il 2017 marca i 100 anni delle rivoluzioni di febbraio e ottobre. Oggi, dopo tre anni difficili per la Russia, il pendolo della geopolitica sembra puntare dalla parte giusta e a Mosca non si aspetta altro che l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca per capire se il buongiorno si vede davvero dal mattino. Dal disgelo con gli Usa dipendono tutti i dossier che stanno a cuore al Cremlino: le sanzioni, l’avvio della soluzione delle crisi ucraina e siriana, l’andamento dell’economia interna e il posizionamento strategico dell’intero Paese, costretto a un matrimonio d’interesse con la Cina e le sue aspirazioni nell’Asia Centrale.

Ma il 2017, per la Russia, è anche un anno pre-elettorale. Il fronte interno s’interseca con quello esterno, che poi è l’aspetto – la grande politica – che interessa realmente a Vladimir Putin. Da un certo punto di vista, sarà dunque «un anno noioso» secondo un alto funzionario del Cremlino, che di fronte a un caffè – e a condizione di restare rigorosamente anonimo – dipinge arabeschi sulla Russia di domani. Putin, nonostante non abbia ancora sciolto la riserva, pare il candidato naturale alle presidenziali previste per la primavera del 2018.

Tutto ruota dunque intorno allo spinoso problema: come si fa a eleggere uno zar? Con quale piattaforma? E come coniugare la partita geopolitica con le esigenze più spicce dello scenario domestico? La tempesta perfetta rappresentata dalla doppietta sanzioni-crollo del prezzo del petrolio ha piombato la Russia in una lunga recessione dalla quale sta finalmente uscendo (-0,3% del Pil a fine anno) solo per ritrovarsi davanti all’incubo di una lunga stagnazione.

Urgono dunque correttivi. Putin ha varato un piano di rotazione – che in alcuni casi ha preso i toni di una feroce rottamazione – dei vertici del Paese per arrivare all’appuntamento elettorale con una squadra nuova: via allora dal vertice dell’Amministrazione presidenziale un alleato storico come Sergej Ivanov e largo a un 40enne d’apparato come Anton Vaino – solo per citare l’esempio più clamoroso. Intanto le riforme più amare per l’elettorato sono state rinviate a dopo il 2018.

L’articolo continua nello Speciale 2017 del nuovo numero di pagina99 in edicola

[Foto in apertura di Xinhua / Eyevine / Contrasto]

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