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22 dicembre 2016

Spopolamento, i francesi lasciano le città e tornano al paese

Ogni anno 100 mila persone abbandonano il grandi centri per andare a vivere in campagna. E solo il 18 per cento sono pensionati

Francesco de Remigis

Dal numero di pagina99 in edicola il 17 dicembre 2016

Lasciano la città per tornare a vivere nei piccoli villaggi. Li chiamano “migranti interni”. Negli ultimi anni la Francia è sempre più protagonista di questo fenomeno che testimonia quanto rapido sia l’esodo urbano in corso già da qualche anno, rispetto a quello rurale del Dopoguerra. Tra i primi a parlarne, Pierre Merlin, demografo e urbanista francese, che nel 2009 documenta l’inversione storica in un libro omonimo, L’Exode Urbain. Ma il fenomeno prosegue e cresce di anno in anno. I numeri dell’Insee (la nostra Istat) parlano oggi di 100 mila francesi che lasciano le metropoli ogni 12 mesi. E anche la cosiddetta “rurbanizzazione” aumenta al punto da scomodare reporter e testate.

Da quando i villaggi hanno visto perdere fino al 90% della popolazione, scrive Le Monde, la tendenza si è invertita. Precisamente dal 1980: 19.800 comuni con meno di 500 abitanti hanno cominciato a riguadagnare popolazione con un ritmo medio dello 0,55% l’anno. Oggi molti vantano fino al 30% di nuovi arrivati. Borghi remoti sul Rodano, villaggi arroccati in Bretagna centrale lentamente ripopolati. Non da migranti stranieri, ma da francesi che scelgono di tornare a quelle “parentesi felici” dell’infanzia, quando si andava nei petites villages, magari d’estate, per le colonie o per andare a trovare amici e parenti.

La felicità è dietro l’angolo, prometteva il film di Étienne Chatiliez nel ’95. A quanto pare, è stata ritrovata in campagna. Secondo Merlin, una della cause dell’esodo urbano risiede nel costo di case e appartamenti, diventato proibitivo nella grandi città, dove un affitto costa mediamente dai 600 ai 4 mila euro a seconda del quartiere, a Parigi per esempio. I settimanali d’Oltralpe se ne sono accorti e sempre più spesso dedicano edizioni speciali a zone rurali, abbinando inserti con vendite e affitti fino a 13 volte meno cari.

Molti fanno una prova. Lasciano la città per qualche mese, si mettono in aspettativa dal lavoro. Cominciano una vita rurale, fatta anche di orti e relax, scoprono un vicinato solidale, vivo, attivo, parlante, rispetto a un più muto e riservato rapporto con i pianerottoli delle città. Se dieci anni fa il censimento Insee sottolineava che tra il 1999 e il 2004 i centri urbani avevano perso 72 abitanti ogni 10 mila, il numero odierno è superiore. Ma chi sono i nuovi abitanti del contado? Solo nel 18% dei casi si tratta di pensionati, mentre il 41% è partito per cercare un impiego o mettersi in proprio.

Nulla a che fare con gli altri, i cosiddetti rurbains, persone che risiedono in campagna ma continuano a lavorare in città, pagando il prezzo di continue trasferte. Non si tratta di abitare a 30-40 chilometri dalla metropoli per spendere meno. Ma di una scelta di vita: tornare ad apprezzare luoghi che sembravano morti. Perché, ricorda Le Monde, «il mito del villaggio è più vivace che mai».

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