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16 dicembre 2016

I tweet di Trump, i post di Grillo

Il protezionismo. Il no al Ttip. L’alleanza con Putin. Lo stop all’immigrazione. Molti i punti in comune tra i due. Nella politica, ma anche nello stile

Editoriale

Dal numero di pagina99 in edicola il 17 dicembre 2016

Ci sono diversi punti di somiglianza tra Donald Trump e Beppe Grillo. Nella linea politica anzitutto, ma anche nella cultura e nello stile. Entrambi vanno a braccetto con Putin, evidentemente disinteressati ai destini dell’Ucraina e dei Paesi che si affacciamo sul Baltico. Entrambi sembrano intenzionati a una rottura degli attuali rapporti commerciali con la Cina, creando una discontinuità con il passato che potrebbe aumentare le tensioni internazionali. Trump vuole imporre tariffe punitive sulle esportazioni cinesi, Grillo è sulla stessa linea e attacca Pechino per concorrenza sleale. Trump ha definito la Nato «obsoleta», gli uomini di Grillo trattano l’Alleanza atlantica in modo ancora più rude accusandola di «guerre d’aggressione». Il magnate attacca la cancelliera Angela Merkel, tanto che il Financial Times si domanda se il futuro presidente non voglia dare una mano all’estrema destra tedesca nelle elezioni previste nel 2017.

Anche Grillo usa termini forti: Il diavolo veste Merkel, titolava un post del 2013, e da allora il tono non è cambiato. Ci sono anche diversità tra i due leader, ovviamente. Il più importante riguarda i temi dell’energia e dell’ambiente dove Trump e Grillo assumono posizioni opposte: a favore di petrolio e nucleare il primo, orientato alle energie alternative il secondo. Ma c’è un elemento fondamentale che accomuna i due uomini politici: lo stile di comunicazione. Il primo si è imposto all’attenzione dei suoi connazionali come uomo di spettacolo in una trasmissione televisiva di successo (The Apprentice). Il secondo è un comico di vaglia che da decenni riempie le sale. Il magnate lancia i suoi messaggi attraverso Twitter. Grillo utilizza un blog. Entrambi improvvisano, seguendo l’istinto.

Fino a ieri i presidenti americani dosavano le parole, e prima di lanciare un segnale all’esterno discutevano con analisti e consiglieri che riportavano l’opinione di affollati staff di esperti. Trump risolve tutto con un tweet notturno, 140 caratteri per insolentire la Cina, offendere la Cia, corteggiare la Russia prendendo iniziative estemporanee. Grillo procede da anni su questa falsariga contaminando il linguaggio della politica con quello dell’entertainment e collezionando querele. I messaggi di entrambi, pur nella diversità culturale e antropologica dei rispettivi popoli, arrivano dritti alla pancia di quanti (nella classe media ma non solo) non sono stati in grado di digerire le rapide mutazioni che hanno cambiato il mondo negli ultimi decenni. Non solo mutazioni economiche (la globalizzazione) e tecnologiche (l’innovazione) ma anche quelle culturali legate ai diritti civili (le unioni gay) e all’immigrazione.

Entrambi uomini di successo, accusano le élite, di cui a buon diritto fanno parte, di ogni nefandezza. Analizzando le loro piattaforme programmatiche, quasi sempre improvvisate, molti troveranno anche posizioni condivisibili. Ma non sono le singole idee a fare paura. A spaventare è la strategia a lungo termine dei due leader, la loro visione del mondo. Trump si dice intenzionato a percorrere la strada dell’isolazionismo americano, Grillo quella dell’uscita dall’euro che porterebbe probabilmente alla frantumazione dell’Unione europea. Si tratta, in entrambi i casi, della rottura degli equilibri che hanno governato il mondo occidentale nel dopoguerra. A colpi di tweet Trump sembra volere annacquare l’alleanza con l’Europa; lasciare la Siria nelle mani di Assad e Putin privilegiando i rapporti di buon vicinato con Mosca; strappare la Trans Pacific Partnership, un accordo tra dodici paesi firmato da Obama nel febbraio scorso dopo sette anni di trattative.

Con i suoi post taglienti Grillo offende i capi di Stato di Francia e Germania invitando i suoi lettori a coltivare un nazionalismo che speravamo sepolto dalle macerie dell’ultima guerra. Le picconate all’euro e all’Europa, da lui considerati l’origine di tutti i mali, sta rapidamente indebolendo la fiducia degli italiani – fino a qualche anno fa i più europeisti del continente – nelle istituzioni di Bruxelles. Verrebbe da dire che c’è del metodo in questa follia. Ed è proprio il metodo a fare paura, cioè la politica dei tweet e dei post, con l’ovvia improvvisazione e l’annessa sfiducia negli “esperti”, considerati parte della casta. Anche questo metodo accomuna Trump e Grillo. E ci fa capire che ci stiamo inoltrando in un territorio pericoloso.

[Fotografia in apertura di Giovanni Pulice / Contrasto]

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