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16 dicembre 2016

Se l’industria del sesso non tira più

Il dating online non fa soldi. L’amore a pagamento va a rotoli. L’industria dei condom è in calo. Colpa del porno in rete? O del disinteresse dei giovani?

Benna - Paolini

Dal numero di pagina99 in edicola il 17 dicembre 2016

Povero sesso: tutti ne parlano, molti lo cercano ma in pochi lo fanno e quasi nessuno ci investe. A più quarant’anni dalla rivoluzione sessuale, e nel pieno della stagione della singles society, dove il concetto di coppia è quasi a rischio estinzione, il dividendo del piacere è ancora troppo basso. Se non ci credete, andate a scorrere il lungo elenco delle Sin Stocks, le azioni del peccato che il broker canadese Aaron Hoos si è preso la briga di seguire e compilare, considerandole, almeno in buona parte, come titoli anticilici, e quindi a rendimento garantito a prescindere dalle buriane dei mercati.

Ci sono gli utili fortunati delle aziende delle scommesse, i profitti da sballo delle società della marijuana e quelli spumeggianti dell’alcol, ma quando si parla di industria dei “giochi per adulti” (dai sex toys al dating online, strip club e contraccettivi) ci ritroviamo in mano appena una manciata di titoli, e pure malconci. Possibile? I guru della finanza operativa del peccato, i gestori del Vice Fund di Usa Mutuals, si divertono un mondo a battere, da tre anni a questa parte, l’S&P 500 con un paniere di titoli all’insegna del politicamente scorretto: armi, alcol, tabacco e gioco d’azzardo. Nel loro portafoglio del vizio, il sesso non compare nemmeno. È vero che il denaro non può comprare l’amore né i suoi surrogati, ma a dare retta la Borsa il sesso non tira più.

 

Trent’anni di declino

Forse ha ragione David Spiegelhalter, docente della Cambridge University, il quale sostiene nel suo libro Sex by Numbers che la frequenza dei rapporti sessuali è in declino da trent’anni, scivolata da cinque volte al mese negli anni Novanta, a quattro volte nei primi anni del nuovo secolo, a tre volte al mese nel decennio in corso. Stress, distrazioni digitali, continua ricerca del partner: ecco le cause del rapido tramonto dell’eros. La singles society prevista dall’Ocse, quando nel 2050 la maggioranza della popolazione nei Paesi avanzati sarà composta da nuclei di una sola persona, sembra essere molto più morigerata e bacchettona rispetto a quella dei mille tabù degli anni Cinquanta. Oggi – dicono gli esperti di marketing – i consumi sono diventati emozionali.

Si investe poco per costruire il proprio futuro e si spende per acquisti di tipo consolatorio. Il sesso però sembra venire dopo viaggi, tecnologia, cene al ristorante. Il preservativo è in crisi nera. Secondo l’Amcli (Associazione microbiologi e clinici italiani) solo quattro giovani su dieci lo usano. Fanno sesso senza protezione o fanno poco sesso tout court? Tant’è che tra i modelli di condom più in voga negli Usa, prodotti in Malesia, dove Karex Industries è diventata la fabbrica più grande la mondo, è One: un monoprodotto che racconta più di mille indagini gli stili di vita sotto le lenzuola.

Non bastasse, ci sono gli studi. I Millennials, nati tra il 1990 e il 1994, sono la generazione con il più basso tasso di attività sessuale dagli anni Venti. A scoprirlo è stata una ricerca pubblicata a inizio 2016 e realizzata dai ricercatori di San Diego State University, Florida Atlantic University, e Widener University. Lo studio riguarda i giovani americani tra i 20 e 24 anni e smentisce il luogo comune che questi ragazzi, nati e cresciuti nell’era del dating on line, siano una hookup generation la generazione del rimorchio. Il campione analizzato dagli accademici ha un tasso di inattività sessuale dopo i 18 anni del 15%, rispetto al 6% di chi è nato negli anni 60. Il maggior individualismo, le condizioni economiche precarie, la disponibilità della pornografia sarebbero tra i motivi individuati dai sociologi.

 

Dating online

In una società sempre più individualista e di persone sole non manca tuttavia la voglia di incontrarsi. Ma dal boom del dating on line, goduto nelle sue forme più estreme grazie al sempre connessi degli smartphone, alla trasformazione in fatturati ci sta il mare. Alzi la mano chi non ha mai sbirciato almeno una volta su Tinder, Happn, Bumble e compagnia cantante. Ma sono pochi, pochissimi, quelli che pagano per avere un servizio accessorio. Negli Stati Uniti dove vengono generati la maggior parte dei ricavi delle società di dating on line parliamo di 1,9 miliardi di dollari di giro d’affari (2,5 miliardi stima Fox Business), in Europa siamo a 1,2 miliardi, in Cina non si raggiunge il miliardo, 570 milioni, secondo le analisi di statista.com. Le analisi dicono che i tassi di crescita dei ricavi da questo tipo di attività saranno tra 3,5 e 3,6% in Europa e Stati Uniti, un po’ più alte le previsioni per l’Asia ma comunque si tratta di volumi d’affari molto bassi. Inoltre per la saturazione del mercato, tanti operatori e pochi utenti disposti a pagare per i servizi, il fatturato per utente da qui al 2021 è destinato a scendere sotto i 4,7 dollari a utente rispetto ai quasi 5 dollari di oggi.

Se questi sono i numeri il risultato è che una dopo l’altra le società che gestiscono queste app cominciano ad andare a sbattere contro i modelli di business freemium. Secondo l’Economist, meno del 5% degli iscritti di Badoo paga servizi premium della popolare piattaforma di incontri. Zoosk, altro asso pigliatutto del dating online, è a rischio naufragio dopo il tentativo mal riuscito di sbarcare in Borsa. Chi si è confrontato con i mercato ora se la passa maluccio. Spark Network, che possiede brand come J-Date, veleggia intorno a un dollaro per azioni, il 90% in meno rispetto al suo piccolo nel 2013. Matchgroup, gruppo Iag, ha provato a fare massa critica procedendo a uno spin-off dei suoi brand di dating online e portandoli in borsa: Tinder, Meetic e Ok Cupid.

Non va meglio il sesso a pagamento: l’avventura borsisistica delle case chiuse Daily Planet made in Australia si è schiantata al primo giro di listino. E così si teme un testacoda anche per il più volte annunciato sbarco in Borsa dei 13 bordelli del Nevada. Frederick’s of Hollywood, la nota catena di lingerie e corsetti che ha virato negli ultimi anni verso l’intimo sexy, ha chiuso i battenti nel 2015 per rinascere dalle sue ceneri come store online.

 

Piacere 2.0

I guru della Silicon Valley si stanno spremendo le meningi per farci ritrovare un po’ di piacere secondo i nuovi dettami del 2.0. L’anello per il pene iCon permette agli amanti della statistica di misurare le proprie prestazioni e condividerle sui social. Funzionerà? L’industria dei sex toys non se la passa benissimo anche se riesce a fatturare, circa 15 miliardi (anche se Forbes stima arriverà a 50 miliardi nel 2020) più dei contraccettivi, circa 10 miliardi. I commenti sembrano superflui. Ma in quanto a innovazione i giochi erotici non hanno ottenuto grande successo finora.

Una delle società più innovative dei giochi digitali la Boulder Applied Physics, nota per aver brevettato l’Orgasmatron, ha appena dichiarato bancarotta. Per il business del sesso non resta che aspettare un epilogo da Triste, solitario y final. O sperare nella pornografia, la vera tigre del settore, con 97 miliardi di dollari di volume d’affari. In attesa delle nuove statistiche di PornHub, che vengono pubblicate a inizio anno, basti dire che nel 2015 sono state spese più di 4 miliardi di ore a guardare video porno, 88 miliardi di filmati sono girati sulla piattaforma Pornhub, che ha ricevuto circa 21,2 miliardi di visite. Ma sorpresa delle sorprese la parola più commentata è stata Love.

I più assidui frequentatori del porno online sono gli americani, all’ottavo posto arrivano gli italiani che perdono anche una posizione. Il tempo trascorso davanti a monitor, tablet, smartphone sui video a luci rosse? Di media meno di 10 minuti, con picchi di audience alle 11 del mattino e alle 23 di sera. (Il tempo speso su Netflix è più alto e il servizio si paga). Basterà dunque il porno per aumentare i ritorni economici dell’industria del sesso? Secondo la lunga schiera di futurologi sì, si risolleverà. Dopo essere stata messa in ginocchio dal digitale, sarebbe destinata ad una nuova era di successi grazie al contributo della realtà virtuale. A ognuno la sua serata hot, casco in testa e lume di candela.

 

[Fotografia in apertura di Johann Rousselot / Laif / Contrasto]

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