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13 dicembre 2016

Il passato coloniale che Hanoi vende ai turisti

La capitale vietnamita, ormai aperta all’economia di mercato, è alla ricerca di una rinnovata definizione di sé. E si è rivolta all'eredità degli occupanti francesi

Enrico Arosio

Nel cuore di Hanoi c’è un piccolo lago a forma di peperone. A metà lago c’è un’enorme statua in pietra: no, non del padre della patria Ho Chi Minh; ma di un imperatore dell’undicesimo secolo, Ly Thái To, che fu il fondatore della città. E ai piedi dell’imperatore cosa c’è? C’è il narcisismo del nuovo Vietnam: liceali che volteggiano ballando la breakdance; ragazzine in Nike, Ray-Ban e zainetto North Face; una rock band di studentelli molto amplificata che prova per il concertino del sabato sera; adolescenti, e persino bambini, che sfrecciano su e giù bilanciandosi come acrobati su nuovissimi Hoverboard, la versione del Segway senza manubrio.

Tutti senza sorveglianza dei genitori e a rischio, appena si distraggono, di farsi travolgere da uno degli innumerevoli scooter Honda che assediano la capitale a ogni ora del giorno e della notte come sciami di locuste a benzina. Hanoi ha oltre sette milioni di abitanti, ed è fatta per stupire. La prima parola che le si associa, se riflettiamo sulla scena appena descritta, è schizofrenia. Capitale di una repubblica socialista retta da un partito unico – per semplificare: alla cinese – con l’aiutino delle forze armate, ma assai disposta all’economia di mercato, è oggi una delle città più trafficate e inquinate del Sud-Est asiatico.

La categoria motociclo costituisce il 60 per cento dei veicoli urbani, mentre la bicicletta è rimasta il mezzo dei contadini, degli anziani e dei poveri. Eppure questo venerdì sera accade il miracolo che si ripete da qualche tempo. Con una decisione di sapore europeo l’intero lungolago, dove di solito attraversare la strada è un azzardo a rischio morte, è promosso per l’intero weekend a zona pedonale e night market, con ampia sorveglianza di polizia. Finalmente si passeggia, si mangia il gelato, si ascolta musica, si balla a ritmi occidentali, e migliaia di smartphone scattano migliaia di immagini, come avviene in piazza di Spagna o piazza del Duomo.

Il reportage continua nel nuovo numero di pagina99 in edicola e digitale

[Tutte le fotografie di xPacifica / Redux / Contrasto]

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