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12 dicembre 2016

Giochi parlanti contro le leggi sulla privacy

Barbie e robot raccolgono i nostri dati personali a fini commerciali

Dal numero di pagina99 in edicola il 10 dicembre 2016

Non bastavano i social che vanno a caccia di informazioni sulle nostre vite per venderci pubblicità, i cookie che memorizzano i nostri movimenti sul web. Ora ci si mettono anche i giochi di figli e nipoti. La questione è stata sollevata dalla Federal Trade Commission qualche giorno fa: una bambola parlante, My Friend Cayla, e un robot, I-Que, entrambi prodotti dalla Genesis Toys, conterrebbero dei dispositivi in grado di tenere in memoria le voci di chi parla, per poi trasmetterle all’azienda.

Violando così le leggi sulla privacy. Sono state alcune associazioni dei consumatori americane a dare l’allarme, rilevando rischi anche per Paesi europei come Francia, Olanda, Belgio, Irlanda e Norvegia dove si vendono questi prodotti. «Se davvero sono in grado di registrare tutto, i genitori dovrebbero saperlo, e di conseguenza dovrebbero poter dare il loro assenso all’utilizzo dei dati», ha dichiarato al Wall Street Journal Katie McInnis, consulente dell’associazione dei consumatori. In altri casi simili finiti di fronte alla Federal Trade Commission si era arrivati all’invio di un reclamo formale per l’azienda, che ha dovuto cambiare alcune pratiche interne. Per il momento la Genesis Toys non ha risposto alle richieste di chiarimento da parte del Wsj e continua a vendere i due giochi in tutto il mondo.

Così My Friend Cayla continua a registrare le risposte alle domande sul mondo Disney, mandate poi via bluetooth ad una società terza che sfrutta tutto a fini commerciali. E I-Que continua a dialogare di scienza e cultura con i nostri bambini, assorbendo quello che viene detto. «Il rischio maggiore è che i bambini rivelino dettagli delle loro vite e delle famiglie senza accorgersene – ha accusato Josh Golin, direttore esecutivo della Commercial Free Childhood – e tutte queste informazioni vengano usate per del subdolo marketing ». Il caso sta diventando sempre più grande, infatti la commissione ha iniziato ad indagare anche su Hello Barbie di Mattel.

[Fotografia in apertura di Mark Peterson / Redux / Contrasto]

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