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9 dicembre 2016

Crisi di governo, le scelte di Renzi e il dilettantismo di Grillo

Quello che abbiamo visto in azione il 4 dicembre è un fenomeno che sta dilagando in tutto l’Occidente. E le banche d'affari non ne colgono la gravità

Editoriale

È paradossale che la nuova geografia politica dell’Italia 2016 nasca da un referendum sulla Costituzione. Eppure è quello che è accaduto domenica 4 dicembre, con un voto che ha decretato, insieme, la caduta del governo Renzi, una possibile scissione del Pd e la candidatura del Movimento Cinque Stelle a governare l’Italia. Va subito detto che quest’ultima ipotesi non è considerata probabile dai mercati, che hanno reagito senza troppi drammi all’esito del voto.

Le grandi banche d’affari, Goldman Sachs ma non solo, non credono né che le elezioni siano imminenti né che il pericolo di un governo a Cinque Stelle sia dietro l’angolo. Ritengono che la strada per riformare la legge elettorale sarà lunga e che le nuove regole – più vicine al proporzionale che al maggioritario – non consentiranno al movimento di Grillo di entrare a Palazzo Chigi. Forse l’Italia continuerà a restare ingovernabile – niente di nuovo sotto il sole – ma non cadrà nelle mani del M5S.

Ma forse gli analisti delle banche d’affari sottovalutano i risultati del referendum. Quel voto è stato determinato da molte componenti contraddittorie. Hanno votato No molti cittadini seriamente contrari alla riforma costituzionale. Ma la forte partecipazione al voto e la schiacciante affermazione dei partiti antigovernativi indicano che è stata la vittoria della rabbia. La rabbia del Sud, dei giovani, delle periferie, del Veneto che si ribella agli immigrati. Quello che abbiamo visto in azione il 4 dicembre – e che le antenne di Matteo Renzi non sono riuscite a captare – è un fenomeno che sta dilagando in tutto l’Occidente, dalle periferie dell’America che ha votato Trump ai piccoli paesi della Gran Bretagna che hanno scelto la Brexit.

In Austria questo movimento non è riuscito a portare alla presidenza un candidato di estrema destra, ma il 47% è comunque una percentuale che solo pochi anni sarebbe stata inimmaginabile per un personaggio simile e fa temere il peggio alle prossime elezioni politiche. E poi arriveranno i populismi di Francia e Olanda, dove si voterà l’anno prossimo. Le previsioni tranquillizzanti delle banche d’affari dopo il voto hanno dunque il sapore beffardo di chi non vuole allarmare per consentire di spegnere l’incendio delle banche italiane evitando l’emergenza. Ma quelle analisi non colgono la gravità della situazione. E il rischio che il paese corre con la vittoria elettorale dei Cinque Stelle.

Per capire di che cosa stiamo parlando invitiamo i lettori a leggere, sul blog di Beppe Grillo, il “programma di governo” che il comico ha reso pubblico sul tema dell’energia. Si tratta di un elenco di dichiarazioni dilettantesche sulla necessità di abbandonare l’era del petrolio per abbracciare la rivoluzione delle energie pulite. Un programma che ignora anche i minimi rudimenti sul tema, i costi reali di una strategia mai affrontata in questi termini da alcun Paese, i problemi economici connessi. Chiacchiere al vento. Pura demagogia.

Nell’era della post-verità sia Donald Trump sia i fautori della Brexit hanno vinto le elezioni elargendo promesse immediatamente smentite dopo il voto. Ma almeno loro avevano alle spalle partiti con solide tradizioni e schiere di tecnici di alto livello. Dietro il Movimento 5 Stelle, come raccontiamo in un lungo articolo alle pagine 10 e 11, non c’è nulla. Solo un manipolo di demagoghi che girano per l’Italia raccontando favole. Senza un programma di governo, una strategia di politica estera, un’idea seppur vaga di come si amministra un Paese.

Se è vero che questo è il rischio da affrontare alle prossime elezioni, Matteo Renzi si trova davanti a scelte difficili. Cercherà di attribuire ai fautori del No – lo ha già fatto nel suo discorso la sera del voto – l’onore e gli oneri della vittoria, ma non tutti vorranno accollarseli. Il Movimento 5 Stelle non scenderà dall’Aventino che gli sta fruttando un crescente consenso elettorale. Il governo tecnico dovrà assumersi responsabilità pesanti e impopolari. Dovrà salvare le banche che stanno per fallire trovando capitali che nessun investitore straniero vorrà rischiare in una situazione così difficile. Dovrà trovare soldi che non ci sono ed è probabile che dovrà farlo attraverso provvedimenti di cui nessuno vorrà assumersi la paternità.

Il Movimento Cinque Stelle assisterà dall’opposizione attaccando qualunque scelta, punterà il dito contro Bruxelles e le élite. I partiti che appoggeranno questo governo di emergenza per senso di responsabilità saranno sommersi dalle critiche e sottoposti a una continua erosione elettorale. Per questa ragione Renzi vuole andare al voto in fretta. Il tempo lavora per Grillo.

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