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7 dicembre 2016

Trecento anni di satira politica in un archivio da ridere

Paolo Moretti ha trascorso decenni a formare la sua collezione. Ora raccoglie 200 immagini in un volume: una storia sorprendente dell’umorismo grafico

Ferruccio Giromini

Dal numero di pagina99 in edicola il 3 dicembre 2016

È come una malattia cronica: una volta che ti becca, è difficile che ti molli più. Per bene che vada, la febbre va e viene; ma le ricadute sono praticamente inevitabili. Di norma, anzi di gran lunga, colpisce la popolazione maschile; le donne ne sembrano quasi sempre immuni. E l’individuo colpito se la porta dietro di solito dalla verde fanciullezza fino alla vecchiaia estrema. Ma, e qui sta il bello, spesso la sopporta bene, e anzi spesso ci si crogiola perfino con momenti di grande soddisfazione. Tanto che facilmente ne è ben fiero, se ne vanta, e va persino in cerca di altri contagiati per condividerne e anche scambiarsi gli effetti con compiacimento. È un morbo strano, il collezionismo. Paolo Moretti, in lucida autodiagnosi, lo definisce «l’insana passione».

l-insana-passione-paolo-moretti-satira-politica-bergamo-3Con questo titolo, gli ha dedicato un librone sontuoso (grande formato, stampa accurata su pesante carta di pregio, legatura in tela con sovrimpressioni in oro, pagine apribili e raddoppiabili, inserti in carta e formato diversi) che gli deve essere costato il classico occhio della testa. Ma che è anche una sorta di medicina, un calmante altamente specialistico – ansiolitico, antispasmodico – che per un po’ appaga e seda gli attacchi più pericolosi. Si è addirittura costruito attorno una clinica privata per tenersi sotto controllo. Stiamo parlando del Fondo Paolo Moretti per la Satira Politica, che dal 2005 ha sede in un locale di Bergamo Alta, in un vecchio e grazioso palazzetto ristrutturato ospitante la strepitosa collezione del quanto mai orgoglioso infermo: 4000 volumi raccolti e 70 mila (mal contati) fogli di giornale «con qualche concessione alla satira di costume, i cui confini con quella politica sono davvero labili, o all’umorismo grafico che della satira è parente prossimo».

Un collezionismo come un altro; però piuttosto raro. Moretti, all’alba delle sue settanta primavere, ne riporta la propria anamnesi ben conscio della singolarità del caso. In lui «l’insana passione del collezionista» è nata più di quaranta anni fa, sotto l’influsso di un nonno beatamente originale e dello storico degli anarchici (ovvero «delle eresie») Pier Carlo Masini, che lo hanno introdotto nel labirintico sottobosco dei bibliofili «esploratori e cacciatori di carta stampata». E appunto, come prevedibile, il nostro non ne è mai guarito. Ma ne è felice e contento, tanto da aver consacrato anni, energie e quattrini – pur senza trascurare giudiziosamente i doveri e le gioie della famiglia – a ricercare e ordinare gli oggetti dei suoi desideri. Facendone anche una sorta di rispettabile motto etico personale, in quanto, dichiara, «la categoria che non sopporto è quella dei moralisti, perché per carattere non sono disposto a perdonare l’ipocrisia».

E poi sul piatto buono della bilancia aggiunge anche un valido alibi culturale, poiché la satira politica «ha il pregio di incrociare in modo interattivo storia, politica, storia dell’arte e letteratura»; anzi, considera la medesima satira politica un validissimo ed efficace antidoto al virus della politica. In realtà, per sua grande fortuna non assillato da vitali problemi economici, Paolo Moretti non ha mai preso in considerazione il valore commerciale di quanto andava accumulando. Ricorda che «negli anni Settanta e Ottanta questo settore non suscitava grande interesse in Italia o all’estero e di conseguenza i prezzi erano contenuti. A partire dagli anni Novanta invece vi è stata la concorrenza dei cosiddetti “stampari”, i quali distruggevano le raccolte delle riviste per estrarne le tavole colorate che, incorniciate, venivano vendute nei mercati di fine settimana».

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E racconta delle sue peregrinazioni internazionali nei migliori templi di questo culto semiclandestino: la Librairie Bonnefoi in rue de Médicis a Parigi, nei pressi dei Giardini del Luxembourg, o la Libreria e Rivisteria Ferraguti di Parma. E rievoca i suoi fruttuosi contatti con altri sparsi e illustri sacerdoti della condivisa pratica devozionale: a Londra Kenneth Baker, ministro di Margaret Thatcher e studioso di satira politica; a Parigi Guillaume Doizy, creatore e curatore del sito Caricatures et Caricature, riferimento mondiale di questo «piccolo mondo antico». Cominciando a tirare le fila di una vita giocata su tali tavoli, Moretti si è dunque deciso a editare un libro sul suo prezioso fondo cartaceo, un volume né storico né catalogo, ma che lasciasse spazio anzitutto alle immagini: «Ne ho scelte duecento che ritengo graficamente eleganti o curiose per i contenuti, di artisti di nazionalità diverse. Sono le duecento immagini che più mi hanno intrigato o emozionato».

E bisogna dire che ha davvero ottimo gusto, in quanto vi si possono trovare numerosissime sorprese altamente goduriose. A partire da un bell’omaggio al venerato precursore James Gillray (1757-1815), il più importante disegnatore politico che fece della satira e della caricatura un’arte; passando per gustosi florilegi dalle pagine delle principali riviste della satira ottocentesca (il britannico Punch, Le Charivari francese, le tante del Risorgimento italiano e le tedesche Simplicissimus e Lustige Blätter); e ancora le riviste della elegante Belle Époque (Le Rire, Le Canard Sauvage, L’Assiette Au Beurre).

l-insana-passione-paolo-moretti-satira-politica-bergamo-2In L’insana passione trovano poi spazio L’Asino di Gabriele Galantara; i più geniali e maligni caricaturisti come André Gill, Honoré Daumier, Olaf Gulbransson, Paolo Garretto, Pietro Ardito; grandi della grafica pubblicitaria come Leonetto Cappiello e Marcello Dudovich; artisti come Toulouse-Lautrec, František Kupka, Félix Vallotton, Mario Sironi; l’esplosione della satira nazionalista della Grande Guerra con Scalarini, Tirelli, Sacchetti; e gli anni fascisti tra il Bertoldo da noi e i grandi David Low e Lino Palacio all’estero; fino ai giorni nostri con Don Basilio, Candido, Il Male, Cuore.

Il gusto è assicurato, ben sapido e qua e là piccante. È forte il rischio di beccarsi il contagio, perlomeno in forma lieve da lettori-spettatori-amatori. E si può cominciare ad annusare il sentore di vecchia carta sul portale online che, sotto gli auspici dei co-promotori Università degli Studi di Bergamo e Scuola Normale Superiore di Pisa, permette di accedere all’archivio digitale del Fondo Paolo Moretti. Tra deformazioni grottesche e trovate visive strabilianti, può provocare qualche esperienza anche un po’ allegramente allucinogena.

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