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6 dicembre 2016

Smart city e respiri meglio

A Red Hook, tra i quartieri più poveri e degradati di Brooklyn, si testa un sistema che mette in relazione l’ambiente e la salute degli abitanti

Alessandro Vitale

Dal numero di pagina99 in edicola il 3 dicembre 2016

Che esista una relazione fra un ambiente sano e la qualità della vita non rappresenta certo una novità. Quali sensazioni di benessere trasmetta un elegante centro cittadino rispetto a un quartiere periferico neppure. Ciò nonostante capire quale relazione occorra fra salute e spazi urbani, basandosi su dati oggettivi, è un obiettivo complesso che rappresenta una sfida per amministratori pubblici ed epidemiologi. In questa direzione può essere letto lo studio preliminare sulle Smart Cities condotto dal Center for Urban Science and Progress dell’Università di New York, che sta provando a costruire la prima mappa della qualità di vita in tempo reale in un quartiere della Grande Mela.

L’obiettivo? Raccogliere, misurare e analizzare i dati sulle condizioni fisiche e ambientali della città, confrontarle con i comportamenti dei suoi residenti e capire come ambiente e urbanistica possano influenzare il benessere sociale e personale. Per usare le parole dei ricercatori, il punto di arrivo è quello di creare una quantified community che sia in grado di descrivere fedelmente un piccolo ecosistema urbano, restituendo indicazioni e suggerimenti ai decisori politici. Il progetto nasce a Red Hook, quartiere di Brooklyn, che comprende 7.000 abitanti in poco più di 2 km quadrati, di cui un terzo sotto la soglia di povertà, con il 70% dei residenti in case popolari.

Un caso di studio ideale, perché nel piccolo sobborgo di New York l’incidenza di malattie respiratorie come asma o bronchite è 2,5 volte superiore alla media, mentre l’aspettativa di vita è di dieci anni inferiore alla media nazionale. Per raccogliere le informazioni su qualità dell’aria, temperatura, umidità e luminosità, i ricercatori hanno utilizzato le tecnologie dell’Internet of Things (IoT, Internet delle cose), creando una mappa con informazioni capillari grazie a una rete di rilevazione collegata a quattro dispositivi principali. In particolare la concentrazione di particolato fine (PM2.5) coinvolto nell’insorgenza di patologie respiratorie, è stata incrociata con il consumo energetico degli edifici per creare mappe di inquinamento più dettagliate.

Seguendo lo stesso principio si sono potute tracciare al meglio le cosiddette isole di calore, superfici con un microclima più caldo all’interno delle aree urbane, che spesso si correlano con inquinamento e difficoltà respiratorie. Tra gli aspetti più interessanti del progetto c’è il tentativo di inclusione e partecipazione dei residenti ai rilevamenti ambientali. Agli appartenenti alla comunità sono infatti stati forniti dei sensori portatili a basso costo, in grado di rilevare costantemente informazioni durante le normali attività quotidiane: grazie a questi microchip è stato possibile creare una mappa-mobile dei dati ambientali, confrontandola con i percorsi più frequentati nel quartiere.

Un lavoro di citizen science che si integra con altri progetti già avviati nella metropoli newyorkese: fra questi HighGround.nyc, un’app che coordina l’evacuazione dei veicoli durante situazioni di emergenza come le alluvioni, o Open Sewer Atlas Nyc, una mappa open-data per migliorare la gestione di acque reflue e canali di scolo durante precipitazioni intense. Lo studio pilota è durato un mese e i suoi risultati hanno solo valore dimostrativo. Tra i suoi punti di forza, i ricercatori sottolineano la concreta opportunità di inclusione sociale offerta da questo tipo di analisi.

Un risultato importante, perché se le tecnologie IoT sono riconosciute come la prossima generazione delle strutture urbane, spesso le zone più svantaggiate non rientrano nei piani di sviluppo e rimangono domande sulla disparità di accesso tecnologico. «Al di là della retorica sulle Smart Cities, crediamo che le piccole comunità siano la scala ideale per studiare le dinamiche di popolazione in un’ottica legata ai dati, e sviluppare così politiche sempre più efficienti», spiegano i ricercatori. «Unendo una rigorosa analisi scientifica al coinvolgimento dei cittadini vogliamo promuovere cambiamenti positivi per la nostra qualità di vita».

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