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2 dicembre 2016

Inquinamento atmosferico, l’85% dei cittadini è a rischio

Queste le statistiche dell'ultimo rapporto europeo sulla qualità dell'aria. Il principale responsabile? Le polveri sottili

Alessandro Vitale

Dal numero di pagina99 in edicola il 3 dicembre 2016

Sono 467 mila le morti premature attribuibili all’inquinamento atmosferico in Europa. Questa la stima dell’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) contenuta nel rapporto Qualità dell’aria in Europa 2016, che sottolinea come gli inquinanti aerei rimangano il principale fattore di rischio ambientale nel vecchio continente. Secondo le rilevazioni provenienti da oltre 400 città europee, nel 2014 l’85% della popolazione urbana ha vissuto in zone con una concentrazione di inquinanti atmosferici superiore alle soglie stabilite dall’Oms. Il report indica nel particolato PM2.5, le polveri sottili, il principale responsabile dei decessi prematuri nell’eurozona.

Al biossido di azoto (NO2) il report attribuisce 71 mila morti premature, mentre 17 mila sono quelle riconducibili all’ozono rilevato al suolo. Pur trattandosi di stime, incerte per loro natura, i dati restituiscono un quadro poco rassicurante per la qualità dell’aria europea. Analizzando la situazione dei singoli Paesi, la Germania presenta la maggiore incidenza di morti dovute a PM2.5 (73 mila), mentre l’Italia mantiene il poco invidiabile primato di quelle legate al NO2 (21 mila). Un dato che non sorprende, visto che i livelli di ossidi di azoto sono strettamente legati alle emissioni auto, specialmente diesel, ai riscaldamenti per le abitazioni e ai processi industriali.

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Tra i disturbi più gravi per la salute attribuiti al particolato fine vi sono malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio come asma, bronchiti, enfisemi e allergie, ma anche patologie cardiocircolatorie. Una legame che, secondo l’Economist – che cita una ricerca della University of Southern California – incide non solo sulla salute ma anche sulla produttività economica, aumentando le ore lavorative perse per malattia. Nello studio americano è stato valutato il rendimento di diversi call center nelle aree urbane di Shanghai e Nantong, rilevando una flessione della produttività che raggiunge il 6% nelle giornate più inquinate.

Il responsabile sembra essere proprio il PM2.5, in grado di entrare nel flusso sanguigno, interagire con il sistema nervoso centrale e diminuire concentrazione e performance mentali. La buona notizia riguarda il trend delle emissioni inquinanti, che dal 2003 si conferma in progressiva diminuzione in tutta Europa. «Un risultato importante che ha portato a miglioramenti nella qualità dell’aria», spiega Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Eea, «ma non abbastanza per evitare danni inaccettabili alla salute umana e all’ambiente». Per questi motivi, il 23 novembre, l’Europarlamento ha approvato le nuove direttive per le emissioni inquinanti: l’obiettivo è ridurre l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute del 50% entro il 2030.

[Foto in apertura di Patrick Pleul / Getty Images]

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