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26 novembre 2016

Storia surreale della tassa Airbnb

La proposta di cedolare secca per semplificare il sistema delle imposte negli affitti temporanei. Eliminata per questioni di immagine

Gea Scancarello

Dal numero di pagina99 in edicola il 26 novembre 2016

La lotta all’evasione sì, ma con le leggi di Bilancio degli altri. Sulla nostra, infatti, Matteo Renzi ha deciso di rottamare la proposta di un prelievo del 21% sugli affitti di breve periodo, ossia essenzialmente sui proventi della “condivisione” di una casa su Airbnb e piattaforme simili. «Nessuna nuova tassa in legge di bilancio, nessuna. Nemmeno Airbnb», ha scritto roboante il premier su Twitter, mortificando gli sforzi della deputata Pd Silvia Fregolent che aveva proposto l’emendamento in commissione.

Peccato che non si trattasse di una “nuova tassa”, né tantomeno su Airbnb. «Questa proposta non avrebbe aumentato la pressione fiscale» spiega infatti la stessa deputata a pagina99. «L’obiettivo era semplificare l’attuale gestione fiscale dei redditi generati dagli immobili che presenta un quadro frammentato. Facilitando gli adempimenti è possibile promuovere l’emersione del mercato sommerso non dichiarato».

L’imposta del 21%, infatti, altro non è che la cedolare secca, prelievo agevolato per i locatori di immobili e già previsto anche per gli affitti di durata inferiore ai 30 giorni come quelli per le case vacanze: esattamente il caso della piattaforma americana. Con una sola differenza: pur potenzialmente tracciabili digitalmente, i proventi ottenuti da chi mette a disposizione la propria abitazione su Airbnb sfuggono per lo più al fisco, perché i soggiorni spesso non sono registrati.

Alla società non si chiedeva altro che di operare da sostituto d’imposta, essendo la sola a conoscere le transazioni e a poterlo tecnicamente fare. Considerando che in Italia ci sono 230 mila case disponibili sulla piattaforma, che quest’anno già 2,4 milioni di persone hanno noleggiato su Airbnb, che la durata media del soggiorno è 3,6 giorni (dati ufficiali) e che il guadagno medio annuale è di 2.300 euro (stima non ufficiale), l’operazione avrebbe consentito di riscuotere quanto dovuto su circa 529 milioni di euro di introiti annuali.

Ma Renzi, pur in lotta con l’Europa sui decimali di Pil, ha rinunciato a prenderli. Perché? «Con il premier abbiamo deciso di non risolvere in maniera parziale e affrettata il tema e di inserirlo in un prossimo provvedimento organico, coinvolgendo maggiormente tutti gli attori in gioco e chiedendo alla Ue indicazioni per quanto riguarda la tassazione sulle piattaforme digitali», prova a giustificare Fregolent.

Si può però immaginare che la retorica dell’Italia giovane, smart e digitale, nonché la vicinanza alle nuove economie dei jobs debbano aver influito nella decisione. E che la sintonia con i vari Maestri, Cook e Piacentini (capo dei conti e capo azienda di Apple i primi due; numero due di Amazon imprestato al rinnovamento italiano il terzo), insieme alla speranza di spingere gli investimenti stranieri in Italia, avranno influito. Infine, a fare da cornice c’è la solita propaganda sulle tasse e sulla necessità di non deprimere persone e aziende.

Ma la misura, come evidente, non era una tassa sulla società e non avrebbe rallentato il business (di un colosso che, peraltro, versa il grosso delle imposte all’estero: nel 2015 Airbnb Italy srl ha versato al nostro fisco appena 45 mila euro e spicci). Avrebbe invece forse fatto un po’ di giustizia, pareggiando i conti tra i locatori tradizionali e quelli “digitali”: i primi con la sensazione di essere vessati dall’erario, i secondi esonerati per gentile concessione del Rottamatore. Tutti, dunque, sospinti più o meno marcatamente verso l’evasione.

Vale la pena infine ricordare che, a voler essere smart e digitali, basterebbe recuperare una proposta di legge sulla sharing economy stilata dall’intergruppo parlamentare dell’Innovazione e discussa con i cittadini, che risponde anche alle esigenze di tassazione agevolata per chi non campa di affitti ma arrotonda. La proposta si potrebbe correggere, modificare ed emendare, rendere più snella e meno burocratica: pur di regolamentare fenomeni che oggi finiscono nel calderone della demagogia buona per qualsiasi cosa.

[Foto in apertura di Airbnb]

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