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2 novembre 2016

‘Psycho Pathia Sexualis’, quel fumetto di oscena libertà

Una nuova raccolta riporta in libreria le scandalose tavole di Miguel Ángel Martín. Storie estreme che assursero a simbolo della battaglia contro la censura

Michele Casella

Dal numero di pagina99 in edicola il 29 ottobre 2016

Entrare in una libreria del fumetto negli anni ’90 significava per la prima volta essere sommersi dai colori dei comics americani e dei manga giapponesi, con piccoli angoli meno illuminati in cui finivano le autoproduzioni e il mondo delle pubblicazioni indipendenti italiane. Scartabellando fra gli albi meno in vista poteva capitare di imbattersi nello slogan particolarmente assertivo «Qualcuno dovrà pur fare il lavoro sporco», una vera dichiarazione d’intenti con cui si presentava ai suoi lettori la Topolin Edizioni.

Proprio il fondatore di questa casa editrice, l’argentino Jorge Vacca, è diventato il protagonista di una celebre battaglia contro la censura in Italia, con una causa penale che è durata ben sei anni prima di produrre una delle sentenze più significative sul confine fra libertà d’espressione e autodeterminazione identitaria. Una storia che ruota attorno all’opera dello spagnolo Miguel Ángel Martín, autore del destabilizzante fumetto Psycho Pathia Sexualis, raccolta di short stories a sfondo sessuale/maniacale che ha scosso l’opinione pubblica con la sua algida e lucidissima riflessione sociale.

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Stampata nel 1995 ma pubblicata solo alla fine della vicenda giudiziaria, quest’opera presenta narrazioni palesemente raccapriccianti, che Martín mostra nella loro più intima crudezza. Le tavole di Psycho Pathia Sexualis trovano oggi definitiva pubblicazione all’interno di Total OverFuck, il volume in cui Nicola Pesce Editore raccoglie l’espressione più estrema del fumettista iberico, facendo confluire storie di omicidi seriali, eutanasia e abusi su minori in un contesto metropolitano distopico ma paurosamente plausibile. Una parte altrettanto interessante di queste 320 pagine è quella dedicata agli atti giudiziari e al dibattito culturale esploso in Italia in quegli anni.

Ne vengono fuori ritratti intellettuali di appassionante interesse, come nel caso del Giudice per le Indagini Preliminari che assolve Vacca in primo grado perché il fatto non sussiste. I motivi della sentenza firmata da Paolo Bernazzani mettono un punto fermo nella distinzione fra il giudizio etico ed estetico, lasciando al cittadino la libertà e la responsabilità delle sue scelte. Per il pubblico maggiorenne, l’unico a cui è consentito l’accesso al volume, le scelte sono definite «consapevoli e volontarie, non imposte indiscriminatamente».

Quando il 13 marzo 2001 – dopo un ricorso in appello che vide la condanna di Jorge Vacca per offesa al pudore – la Cassazione ha assolto il fondatore della Topolin Edizioni dall’accusa di pornografia minorile e relativo commercio, l’Italia è diventata maggiorenne e dunque capace di compiere le proprie scelte senza che una diversa autorità si arroghi il diritto di decidere cosa è leggibile e cosa no. In quei sei lunghi anni le voci di tanti intellettuali e appassionati si sono affiancate a quelle di Martín e Vacca, a cominciare dall’accorato Aldo Busi che se la prese con la «troppa gente a stipendio fisso, ottusa per statuto»; oppure Milo Manara, che riconobbe nell’opera dello spagnolo «uno straordinario esempio di questa letteratura», creando una mirabile similitudine fra la pornografia e il sogno per ribadire che «la censura è sempre dannosa».

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«Non mi aspettavo un accanimento così forte», spiega Miguel Ángel Martín a pagina99 dopo vent’anni dal primo sequestro. «Per me si trattava di un fumetto “umoristico”. Volevo solo proporre uno sguardo diverso sul sesso e sulla violenza, assolutamente privo di moralismo. Vacca rimane un buon amico, grazie a lui il mio lavoro è conosciuto in Italia. È stato uno degli editori più originali e coraggiosi che abbia mai conosciuto». Un “eroe consapevole”, come definito nelle appendici di Total OverFuck, che fra il 1991 e il 1996 aveva pubblicato opere come Hitler=SS (la controversa opera di Vuillemin e Gourio in cui la parodia prende il sopravvento all’interno di un campo di concentramento nazista) e Che (il libro che ha causato la morte del suo co-autore Héctor Oesterheld per mano della dittatura fascista argentina).

Quella di Psycho Pathia Sexualis è dunque l’atto più deflagrante di un percorso votato alla garanzia per artisti e cittadini della reale libertà di espressione. Un concetto perfettamente ribadito già nella prefazione di Massimo Galletti alla sua prima edizione: «Se non ci si assume il diritto più controverso di poter raccontare “tutto”, lì inizia a morire la libertà».

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