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3 ottobre 2016

La lunga marcia per sdoganare i siti hard

Durante la Convention Repubblicana i tube sites a Cleveland toccano il record di accessi. Che, nel caso di PornHub, crollano se in tv c’è Gomorra. Così i big del settore fanno notizia

ANNA MOMIGLIANO

Dal numero di pagina99 in edicola dal 1 ottobre 2016

Quando è uscita su Sky la seconda stagione di Gomorra la scorsa primavera, PornHub – uno dei principali tube sites a luci rosse, cioè portali che trasmettono contenuti pornografici gratuiti aggregati, un po’ come fa YouTube con video meno censurabili – s’è messo d’accordo con FanPage, un sito italiano molto popolare tra i lettori giovani, per studiare qualche dato: quanto scende il traffico sul sito porno in concomitanza delle puntate?

Insomma, quanti italiani smettono di masturbarsi perché guardano Gomorra? I risultati (-16% a Napoli, -8% nel resto del Paese) sono stati ripresi dalla stampa generalista: “Gomorra 2 batte PornHub”, titolava per esempio Il Giornale, ma in realtà per il portale è stata una piccola vittoria, l’ennesima di una lunga serie. Perché da qualche anno a questa parte alcuni tube sites hanno lanciato un’aggressiva campagna mediatica che punta a sdoganare la loro immagine tra il grande pubblico, fatta di dati diffusi a mezzo stampa e, in misura minore, di impegno civile.

Per esempio XHamster.com ha raggiunto le colonne del New York Times diffondendo i dati degli accessi nell’area di Cleveland in occasione della Convention Repubblicana. I vertici del partito si erano scagliati contro l’industria pornografica, definita come niente meno che una «minaccia alla salute pubblica», ma gli accessi a XHamster.com nella cittadina dell’Ohio sono aumentati del 184 per cento in occasione dell’evento, a conferma che i conservatori guardano contenuti espliciti come tutti gli altri: «They’re making porn great again», stanno rendendo nuovamente grande il porno, ha dichiarato un portavoce della società al quotidiano newyorchese, facendo il verso al celebre slogan di Donald Trump “Make America great again”.

XHamster.com ha ottenuto copertura mediatica anche sul Washington Post, grazie a un’iniziativa politica: per un periodo ha bloccato gli accessi nello Stato del Nord Carolina, in protesta a una legge locale che discriminava le persone transgender, obbligandole a utilizzare i bagni associati al loro sesso alla nascita, anziché a quello con cui si identificano.

Tutti, o quasi, guardano video porno, anche se a lungo il settore ha dovuto combattere con un’immagine negativa, quasi fosse un argomento di cui vergognarsi. Allora perché non provare a migliorare la propria reputazione con qualche mossa mediatica? Oltre alle iniziative menzionate in Italia e negli Stati Uniti, ce ne sono molte in altri Paesi. La strategia sembra funzionare: «Fino a qualche anno fa i tube sites erano prevalentemente visti come roba viscida, entità senza volto basate in qualche paradiso fiscale che diffondevano materiale piratato, esponendo i visitatori a virus. Certo, molti di questi siti continuano a fare questo genere di cose, ma i più grandi non sono più senza volto», ha notato Tracy Clark-Flory sul sito Vocativ, specializzato nelle culture digitali. «Queste aziende sono entrate nel dibattito pubblico grazie a un’aggressiva strategia di relazioni pubbliche: iniziative benefiche che trasmettano un’immagine di “non solo porno”, e dati sulle visualizzazioni che rendano l’idea di quanto sia diffuso il porno».

In realtà però uno degli ostacoli da superare per scrollarsi di dosso l’immagine negativa è la percezione diffusa che il porno – per lo meno la pornografia di largo consumo – sia nemico delle donne. Critiche che arrivano da più parti, a cominciare da alcune femministe fino a professioniste del settore che producono “porno per donne”, dove il sottotesto è che le altre categorie sono “per uomini”, dove le femmine sono umiliate, soltanto oggetto e non soggetto desiderante.

Tra queste c’è anche il collettivo Le Ragazze del Porno, che ha presentato due film a settembre a Milano. In risposta a questo genere di critica, PornHub ha diffuso le categorie di video più guardate dalle donne: al primo posto c’erano video gay e lesbici, mentre il “porno per donne” era solo al quarto posto.

[Foto in evidenza di Contrasto]

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