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2 ottobre 2016

Non isoliamo i bambini non vaccinati

L'Emilia Romagna ha deciso di non ammettere ai nidi i non immunizzati. Può essere un errore

ROBERTA VILLA

 

Dal numero di pagina99 in edicola dal 1° ottobre 2016

Sembra incredibile che a distanza di quasi vent’anni ancora si debbano subire le conseguenze delle bugie di Andrew Wakefield e ancora di più che il suo documentario Vaxxed, ritirato dal Tribeca Film Festival per le falsità che sostiene, abbia rischiato di trovare ospitalità addirittura al Senato della Repubblica italiana (dopo il vespaio di polemiche sollevato dall’annuncio, il promotore dell’iniziativa, il senatore Bartolomeo Pepe, ex M5S e ora nel gruppo parlamentare Gal, ha dovuto fare marcia indietro). Il nome dell’oscuro medico inglese, poi radiato dall’albo, è ormai famoso in tutto il mondo per aver ordito, per interessi personali, uno studio farlocco su 12 piccoli pazienti, insinuando il sospetto che il vaccino contro il morbillo potesse provocare l’autismo. Una bufala smentita da decine di lavori, uno degli ultimi condotto su oltre 95 mila bambini.

Le prove sono schiaccianti: non esiste intervento medico che produca altrettanti vantaggi per la salute con così pochi costi e rischi quanto le vaccinazioni. E le istituzioni devono dirlo forte e chiaro, per contrastare la paura irrazionale che sta dilagando tra i genitori, mettendo a rischio i loro figli. «Purtroppo a tutt’oggi non abbiamo ancora prove scientifiche altrettanto forti su quale sia la strategia più efficace per convincerli» commenta Pierluigi Lopalco, oggi docente di igiene all’Università di Pisa, dopo aver guidato per anni il programma malattie prevenibili con vaccino del Centro europeo per il controllo delle malattie. Esistono pochi studi su quale sia l’approccio migliore, che in più cambia da un contesto geografico all’altro. «Dove manca un sistema sanitario universale, come negli Stati Uniti, fattori come il costo dei vaccini, o la loro dimenticanza possono influire più che in Italia, dove c’è un’offerta attiva e gratuita da parte delle Asl».

Ci sono zone dove il fenomeno ha raggiunto livelli preoccupanti: nel pesarese, per esempio, un bambino su tre non riceve il vaccino contro il morbillo. Si cominciano così a contare, dopo anni, i primi morti. Non è solo questione di informazione. Un famoso studio di qualche anno fa ha dimostrato che fornendo ai genitori esitanti una maggior quantità di dati non solo non si superava il loro scetticismo, ma anzi si rischiava di irrigidirli sulle loro posizioni, già rinforzate dall’effetto eco dei gruppi che si ritrovano sui social media. Come conciliare allora la libertà di scelta individuale con il dovere di proteggere i più deboli e la comunità? In Australia i genitori sono liberi di non vaccinare i loro figli, ma in questo modo perdono i sussidi statali; in California non si accolgono più a scuola i bambini non vaccinati.

È la strada scelta dall’Emilia Romagna, dove, a partire dal prossimo anno scolastico, per iscrivere un bambino a un asilo nido o a un servizio ricreativo sotto i tre anni di età, occorrerà dimostrare che ha ricevuto almeno le vaccinazioni obbligatorie, quelle cioè contro difterite, tetano, polio ed epatite B. «Contiamo di approvare la proposta entro ottobre, all’interno di un testo più ampio di riforma dei servizi educativi per la prima infanzia» dice Francesca Marchetti, relatrice della legge, stimolata da una raccolta di 35 mila firme ma osteggiata dai movimenti antivaccinali, che ne hanno già raccolte cinquemila.

Qualche dubbio sull’efficacia del provvedimento resta tuttavia anche in alcuni tra i più convinti sostenitori dei vaccini: gli esperti dell’Oms raccomandano soprattutto strategie mirate ad aumentare il dialogo, mentre questa rischia di radicalizzare lo scontro. «L’iniziativa non è rivolta tanto a quel 5 per cento di genitori che costituiscono lo zoccolo duro del rifiuto, e che non vogliono sentire ragioni, quanto al crescente numero di famiglie preoccupate e dubbiose, su cui una presa di posizione decisa e coerente da parte delle istituzioni può risultare rassicurante» spiega Daniel Fiacchini, coordinatore del gruppo tecnico vaccini delle Marche e membro di TeamVaxItalia.

«In questo modo però si rischia di sottrarre i piccoli non vaccinati al cosiddetto “effetto gregge”, perché si favorisce la loro aggregazione in strutture alternative. Negli Stati Uniti il rifiuto dei vaccini va di pari passo con il cosiddetto homeschooling» aggiunge Lopalco. Fatta la legge, trovato l’inganno: sempre in California, la norma ha inaugurato un nuovo business per gli studi medici, che si offrono di certificare a pagamento condizioni mediche che siano accettate come causa di esenzione.

Il provvedimento dell’Emilia Romagna riguarda nidi “pubblici e privati” anche se le forme di accudimento dei più piccoli, dai nidi famiglia alle tagesmutter (dal tedesco “mamma di giorno”), sono poi talmente variegati che sarà difficile intervenire su tutti: «Bisogna parlare a tutti i genitori, non solo a quelli che mandano i figli al nido» aggiunge Marino Faccini, responsabile della struttura Profilassi malattie e infezioni dell’Agenzia di tutela della salute di Milano. «Inoltre, ci si può imporre solo sulle vaccinazioni storicamente “obbligatorie”, ma non si può fare nulla per quelle come antipertosse o antimorbillo che oggi sono perfino più importanti dal punto di vista della salute pubblica».

L’antipertosse per di più è contenuta insieme alle vaccinazioni obbligatorie nella cosiddetta “esavalente”, pensata per ridurre il numero di iniezioni al piccolo, ma oggi accusata di costringere a fare, insieme ai vaccini obbligatori, anche uno che formalmente non lo è. Si rischia quindi di dare il via a una nuova serie di ricorsi in tribunale, i cui esiti, dati i precedenti, sono tutt’altro che sicuri.«Bisogna plaudire a questa iniziativa ma pensarla come un progetto pilota, da sottoporre a valutazione» conclude Lopalco, «senza pensare di avere la soluzione in tasca». E affiancare la norma con una campagna di comunicazione ben condotta: «Ci stiamo lavorando» promette la consigliera regionale Marchetti. Le modalità possono essere tante, ma una cosa è certa: le istituzioni non devono rinunciare a dire la verità, anche a costo di perdere consensi.

[Foto in evidenza Carlos Jones / Contrasto]

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