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27 settembre 2016

La più antica casa di moda è la Chiesa

Non cambia guardaroba da 2000 anni, eppure riesce a essere sempre iconica. Ha ispirato grandi stilisti. E ora è il suo momento, perché a guidarla è arrivato un hipster: Papa Francesco. Che veste finto povero molto costoso
FLAVIA PICCINNI

 

Dal numero di pagina99 in edicola il 24 settembre 2016

La Chiesa è la più lunga e salutare produttrice di fashion al mondo. Ha saputo spaziare dal luxury al poverty con disinvoltura, lanciando acconciature provocatorie (una su tutte la chierica, adottata dal V secolo come simbolo di rinuncia al mondo e adesso appannaggio dei rapper) e spolverando antichi termini (chi ha dimenticato il camauro di Ratzinger?) all’insegna di una straordinaria coerenza comunicativa e sentimentale.

Fare una sintesi dello stile dopo Gesù Cristo – passando per la Madonna e i Santi tutti, per arrivare naturalmente al Papa – è avvolgersi al dito un filo d’oro, imbattersi in un abbigliamento stratificato che, come gironi infernali, circonda il corpo dall’alba (il camice indossato vicino alla pelle, solitamente bianco) fino alla casula (la veste liturgica esterna di chi celebra messa). Significa, soprattutto, declinare gli ultimi 2000 anni di power dressing che trovano sublimazione nello straordinario successo di Papa Francesco, eletto nel 2013 da Esquire come «l’uomo meglio vestito dell’anno».

«Il papà è un hipster» esordisce Luca Scarlini, autore per Guanda di Sacre Sfilate. «Il suo papato è l’ode del finto povero: tutto quello che indossa ha qualità assoluta, ed è l’esempio che la sobrietà costi molto più dello sfoggio». Come racconta la bibbia dei fedeli in edicola Il Mio Papa, Francesco si abbiglia da Eredi Annibale Gammarelli, moda ecclesiastica alle spalle del Pantheon dal 1798. Il suo must sono lo zuccotto («che – sempre secondo la rivista – ha registrato un boom di vendite per la possibilità di scambiarlo con il papa in Piazza»), la fascia in vita, la veste talare, la pellegrina (mantellina senza bottoni cucita alla veste) e scarpe ortopediche (che hanno rimpiazzato le tradizionali calzature rosse). Tutto rigorosamente prodotto in Italia, fra Marche e Puglia.

Rome, June 7th 2012 - Archbasilica of St. John Lateran - Pope Benedict XVI during the Corpus Domini celebration >< Roma, 7 Giugno 2012 - Basilica di San Giovanni in Laterano - Papa Benedetto XVI durante la celebrazione del Corpus Domini

Niente a che vedere con gli indumenti dozzinali prodotti in Cina (per i curiosi: delle condizioni dei lavoratori niente è dato sapere) e venduti alle spalle di San Pietro, nelle lunghe vie del commercio clericale, che si riversano anche online con talari da migliaia di euro (da 1800 euro in su), paramenti (da 400 euro) e colletti in plastica. Questi però non sono solo abiti. Sono frammenti di una conversazione con il popolo. Un modo di rappresentare se stessi. E se l’abbigliamento di Papa Francesco suggerisce fattività e vicinanza alla gente, quello del suo predecessore sottolineava rigore e conservatorismo, a cominciare dalla riscoperta di numerosi, dimenticati, accessori della tradizione come la mozzetta (mezza mantella di velluto rosso bordata di ermellino che copre solo le spalle).

«Un completo di Ratzinger per la domenica costava sui 30mila euro», continua Scarlini, «che per un red carpet non è nemmeno tanto. Lui amava le scarpe, commissionate per 20mila euro a un calzolaio di Novara, e gli occhiali da sole. Non dimentichiamoci che i vestiti nella Chiesa non seguono cambiamenti radicali. L’unica vera rivoluzione moralizzatrice fu proposta da Papa Giovanni Paolo I, ma ebbe a disposizione solo 33 giorni. Il contrasto con il passato, che sopravvive oggi nell’opulenza di alcuni cardinali e vescovi moderni, era fortissimo».

A Cardinal in St. Peter's Square. Visitors and souvenirs around St. Peter's Square the week after Pope Francis I's election. Cardinal Jorge Mario Bergoglio of Argentina, who will be known as Pope Francis I, was elected to be the 266th pontiff of the Roman Catholic Church.

Più contenute le suore, anche per i trend millenari che da sempre prescrivono il bianco candido allo stile delle orsoline o il total black come le carmelitane (Assisi, 1212) e le brigidine (Svezia, 1344). «La suora fashion per eccellenza – aggiunge Scalini – è Madre Teresa di Calcutta. Ha fatto un crossover con le mode esotiche, e quando andò dal Papà aveva una borsa di Chanel. Ma la domanda del futuro è una: quando le donne cominceranno ad avere un potere nella gerarchia ecclesiastica, come si vestiranno?». C’è da scommettere che il velo resisterà. «Anche se ormai – sottolinea Maria Giuseppina Muzzarelli, storica della moda e autrice di A capo coperto (Il Mulino) – fa immediatamente pensare all’elemento islamico, è un oggetto che ha una lunga storia nel mondo Occidentale tanto da figurare già sulle anfore attiche».

In tempo cristiano veniva usato tanto dalle donne di Chiesa, quanto da quelle sposate; la regola era imposta da San Paolo che voleva, come documenta Tertulliano, tutte le donne velate. La tradizione ha così sostenuto l’utilizzo di pannicelli, veli e costosissime cuffie che invece di modestia diventavano un inno alla vita e allo sperperio allo stile della Madonna di Filippino Lippi. «Poi – continua Muzzarelli – il velo è diventato distintivo della donna che sceglieva la vita religiosa. Si andava dalle Figlie della Carità di San Vincenzo De’ Paoli, note anche come suore del cappellone, a ordini religiosi che suggerivano cose più pratiche soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, quando la parola d’ordine divenne praticità».

Vatican City, Saint Peter's Square, March 20, 2005 - Palm Sunday - A group of nuns during the ceremony Città del Vaticano, Piazza San Pietro , 20 marzo 2005 - Domenica delle Palme - Gruppo di suore durante la cerimonia

Le donne e le suore traggono, secondo la tradizione latina, dal velo anche qualcos’altro: un lavoro. E decisamente affascinante, per uno strano gioco di rimandi (e di perversioni), diventa poi la moda che si ispira alla Chiesa. Tutto comincia con Germana Marucelli, pioniera dello stile milanese e battezzata come la sarta intellettuale, che attraverso le suggestioni dello scultore Giacomo Manzù creò la linea Vescovi. Indimenticabile poi la collezione Cardinale delle Sorelle Fontana con il pretino disegnato per Ava Gardner e ancora esposto nell’atelier in Via di San Sebastianello: un abito da sera longuette nero in lana di seta doppiata in raso, con redingote dalla linea talare, bottoni rossi e bordure. Un sogno accompagnato da un cappello nero da prete e una catena con croce (le sorelle Fontana ci tennero a precisare che per l’uso del rosario avevano ricevuto concessione dal Vaticano).

Era il 1956. Fece scalpore. «E scalpore fece anche», conclude Scalini, adesso in libreria con Ziggy Stardust per Add, «la riedizione in chiave dolce vita per Anita Ekberg firmato dal costumista Piero Gherardi». Le citazioni si sprecano, e si declinano dalla collezione di Gianfranco Ferré nel 1988, a quella di Giorgio Armani del medesimo anno, passando per Krizia (1991), Christian Dior (1993) e Dolce&Gabbana che nel 1997 mandò in passerella una modella di rosso vestita (a metà fra un cardinale e un gangster). A guardarli adesso, questi abiti fanno ancora innamorare. Nonostante questo, c’è chi ha ancora il coraggio di dire che la Chiesa non fa tendenza.

[Tutte le foto di Contrasto]

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