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29 aprile 2016

L’intervista a Ceyda Karan, giornalista arrestata in Turchia

La reporter turca che è stata condannata ieri a due anni di reclusione per aver pubblicato le vignette di Charlie Hebdo. Pubblichiamo l’articolo uscito sul numero di pagina99 in edicola lo scorso 26 marzo, Ceyda Karan racconta la Turchia di Erdogan e le sue speranze circa il processo a suo carico
FILIPPO CICCIÙ

 

Istanbul Ceyda Karan fuma una sigaretta seduta dietro la sua scrivania, sullo scaffale pieno di libri è appeso un cartoncino giallo formato A4: c’è disegnato un omino con un braccio lunghissimo alzato e il pugno chiuso, sulla maglietta la scritta “Je Suis Merci”, accanto una dedica personale scritta a penna. È l’omaggio mandato alla giornalista turca dalla redazione di Charlie Hebdo. «Siamo ancora un paese civilizzato», commenta sorridente Karan, anche se non sta parlando di libertà di informazione nel suo paese ma del fatto che nella redazione di Cumhuriyet è tuttora permesso fumare.

Per entrare nella sede del giornale a Istanbul, si deve oltrepassare un’alta recinzione metallica custodita da agenti in divisa che imbracciano mitragliatrici. Cumhuriyet — il più antico quotidiano di Turchia, di tradizione secolare e oggi una delle poche voci rimaste tra i media mainstream a non essere allineata con il governo — ha subito attacchi in passato e recentemente è tornato ad essere nel mirino di fanatici islamisti che di tanto in tanto minacciano i giornalisti della testata.

«Qui abbiamo un problema con il secolarismo», commenta Ceyda Karan, il sorriso sul suo volto è nel frattempo mutato in un’espressione molto seria. «È un problema che inizia con questo governo islamista perché utilizza la religione in maniera strumentale negli affari pubblici e nella politica». La giornalista turca è sotto processo perché lo scorso anno Cumhuriyet ha pubblicato alcune vignette del numero di Charlie Hebdo uscito dopo l’attacco al settimanale satirico francese. Ceyda Karan decise personalmente di riprodurre accanto alla firma del suo editoriale la celebre copertina raffigurante il profeta Maometto in lacrime con la scritta «Tutto è perdonato». Per questo motivo è accusata di insulto ai valori pubblici e insulto alla religione, rischia dai due ai sei anni di carcere.

«Dopo che il nostro presidente ci ha attaccato pubblicamente — racconta la giornalista — è iniziata l’azione penale. È come se il sistema della giustizia e i pubblici ministeri prendessero ordini direttamente dal governo». Parlando della situazione dei media in Turchia all’epoca di Erdogan, Ceyda Karan dipinge un quadro a tinte fosche: «I palazzi di giustizia in Turchia sono oggi posti dove incontro moltissimi colleghi. Quando chiedi loro: “Sei qui anche tu? Stai lavorando a qualcosa?”, ti rispondono che sono lì perché hanno scritto qualcosa su Twitter».

Oltre a casi giudiziari che colpiscono singoli giornalisti non allineati con il governo, sono numerosi i provvedimenti che riguardano anche interi gruppi editoriali e hanno portato al commissariamento di giornali e canali televisivi. Nei primi giorni di marzo, amministratori fiduciari hanno preso il controllo di Zaman, il giornale di opposizione più distribuito del paese. L’operazione è scattata in seguito alle accuse di terrorismo che coinvolgono Fethullah Gülen, predicatore islamico turco residente negli Usa a cui il quotidiano è sempre stato fortemente legato. Il commissariamento di Zaman si è accompagnato a violenti scontri tra la polizia in assetto antisommossa e i reporter della testata che protestavano fuori dalla loro redazione.

Ceyda Karan è molto determinata nel prendere le difese di Zaman, ma nello stesso tempo pone l’attenzione su altri controversi dettagli della vicenda. «Hanno preso il controllo di un quotidiano con un’azione che non ha una vera e propria base legale. Dobbiamo appoggiare Zaman, stiamo parlando di libertà di stampa — spiega la giornalista — ma ricordiamo che fino a pochi anni fa questo giornale e il presidente Erdogan agivano insieme, si comportavano nello stesso modo e in una democrazia cose di questo tipo non dovrebbero succedere».

Zaman, quotidiano conservatore e di centro-destra, è stato per anni un prezioso supporto mediatico per Erdogan e il suo partito. L’attuale presidente turco e Gülen sono stati fedeli alleati fino a quando, circa quattro anni fa, tra i due è lentamente esploso uno scontro di potere sul controllo di vari apparati dello Stato turco. Erdogan ha cominciato a criticare apertamente Zaman accusandolo di essere la voce dello “Stato parallelo” che trama per sovvertire il governo. Il quotidiano ha cambiato nettamente rotta, mantenendo una linea editoriale conservatrice e di centro-destra ma diventando anche l’organo di informazione più critico nei confronti del presidente. Il servizio informativo di Zaman è stato recentemente travolto dalla lotta di potere e dalle vicende giudiziarie che coinvolgono Erdogan e Gülen.

Di fronte a tutto questo, Ceyda Karan non sceglie soltanto di utilizzare l’ironia e il coraggio ma vuole anche sorridere. La giornalista vede chiaramente una speranza e non si tratta di un’ideale utopico. Recentemente la Corte Costituzionale di Turchia si è pronunciata a favore della scarcerazione di Erdem Gül e Can Dündar, due giornalisti di Cumhuriyet finiti dietro le sbarre a causa di articoli e video pubblicati dal giornale in cui si documentava come camion dei servizi segreti turchi stessero tentando di trasportare armi in Siria.

I due giornalisti sono stati accusati di voler sovvertire il governo e messi in prigione in detenzione preventiva a fine novembre. Gül e Dündar sono ancora sotto processo ma sono stati rilasciati a fine febbraio perché il loro arresto è stato giudicato incostituzionale. «La motivazione della Corte può essere applicata anche al mio caso — sostiene Ceyda Karan — l’arresto di Erdem e Can è stato ritenuto incostituzionale perché violava la libertà di espressione e, sempre secondo la Corte Costituzionale, in Turchia è quindi ancora legalmente possibile esprimere opinioni liberamente anche se si tratta di pensieri sgradevoli, controversi o addirittura insulti».

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