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23 febbraio 2016

Adozioni gay, il canto del Portogallo

Dopo i matrimoni omosessuali, Lisbona ha legalizzato anche l’adoção. “Il mondo cambia, anche qui”. Le voci e i commenti, all’indomani della storica decisione del Paese non più ultracattolico
GABRIELE CATANIA

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LISBONA – Anche il Portogallo scavalca l’Italia in tema di diritti civili. Negli stessi giorni nei quali il parlamento italiano inabissava la possibilità per coppie dello stesso sesso di fare la stepchild adoption, quello portoghese, con un voto storico, sanciva il diritto per le coppie dello stesso sesso di adottare figli, aggirando il veto del presidente (conservatore) Aníbal Cavaco Silva. E’ terminato così il braccio di ferro che aveva visto contrapporsi i due organi dello Stato: da una parte il parlamento, dove i partiti di sinistra sono la maggioranza, che a novembre aveva varato una legge a favore della cosiddetta adoção gay; dall’altro Cavaco, che a inizio 2016, in nome di un “interesse superiore dei bambini”, aveva appunto bloccato la legge facendo uso del suo poder moderador.

Alla fine però 137 parlamentari (su un totale di 230) hanno scelto di confermare la legge, con il voto del 10 febbraio, superando quella maggioranza assoluta prevista dalla costituzione portoghese per ribaltare il veto presidenziale. E così il 18 febbraio Cavaco non ha potuto far altro che stringere i denti e promulgare la legge, “all’ultimo giorno e in silenzio” come ha scritto il quotidiano centrista Diário de Notícias. La decisione del parlamento è stata un duro colpo per il vecchio presidente, alla fine del suo mandato: hanno votato con i partiti di sinistra anche alcuni esponenti del suo partito, desiderosi di smarcarsi dalla sua figura troppo conservatrice.

L’approvazione della legge è una buona notizia per tanti, inclusa Ana (il nome reale è un altro). «Sono lesbica. Per me non è un problema, per i miei genitori sì. Loro sono molto cattolici e non hanno una mentalità aperta, almeno da questo punto di vista». Per questa ragione Ana si è trasferita da un paesino dell’entroterra a Lisbona, dove serve pastel de nata e croissant in una panetteria del centro. Ana ha una ragazza. La loro relazione è agli inizi, ma entrambe sanno che se un giorno vorranno potranno sposarsi e adottare un bimbo. «Il mondo cambia, e anche il Portogallo sta cambiando» dice a pagina99.

Pur non avendo fama di essere progressista come la Spagna, il Portogallo ha legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso nel 2010 (prima di Danimarca, Francia e Regno Unito) e oggi si colloca alla frontiera dell’uguaglianza. Un risultato non scontato in un Paese storicamente cattolico e conservatore, che ancora ai tempi dell’autoritario Estado Novo salazariano reprimeva con durezza l’omosessualità. Miguel Vale de Almeida è docente di antropologia e attivista per i diritti Lgbt. Se in Portogallo gli omosessuali possono sposarsi è anche merito suo: nel 2010 sedeva in parlamento, e si dedicava a un’infaticabile opera di persuasione tra i colleghi dubbiosi. A pagina99 descrive tanto la gradualità quanto l’efficacia del processo di parificazione: «La legge del 2010 ha istituito un uguale matrimonio civile per le coppie etero- e omosessuali, ma senza i diritti di adozione, che non erano previsti neanche nella legge sulle unioni civili del 2001».

Portuguese members of parliament vote during a session where four bills giving couples -including unmarried and same-sex couples- full rights to adoption have been approved, in Lisbon on November 20, 2015 . In Portugal any individual can apply to adopt but a gay marriage law passed in 2010 explicitly excluded adoption for same-sex couples. AFP PHOTO / PATRICIA DE MELO MOREIRA

Per João Manuel de Oliveira, ricercatore del Centro de Investigação e de Intervenção Social di Lisbona, «le ragioni dietro l’approvazione della legge del 2010 furono varie: la sinistra al potere, le pressioni della società civile e dei gruppi Lgbt, l’influenza della Spagna che aveva approvato leggi simili, e la stessa costituzione portoghese, che protegge i diritti umani a prescindere dall’orientamento sessuale. La Chiesa cattolica si oppose alla legge, ma ormai la sua influenza sulla società portoghese sta diminuendo, ed è comunque più netta sui partiti di destra che su quelli di sinistra».

Oggi Almeida è ottimista. Assicurata la piena eguaglianza nell’accesso all’adozione, (second-parent adoption inclusa), «dal punto di vista legale resta solo una cosa ancora da fare: uguale accesso alla riproduzione medica assistita per le donne single e le coppie lesbiche; ciò accadrà probabilmente a marzo (se ne sta discutendo in parlamento ora). Possiamo dire che presto ogni discriminazione legale cesserà, e il Portogallo avrà il secondo o terzo miglior quadro legislativo d’Europa e del mondo». Che le coppie omosessuali portoghesi abbiano gli stessi diritti di quelle eterosessuali (eccetto l’accesso alla medicina riproduttiva) lo confermano a pagina99 anche giuristi autorevoli come Guilherme Freire Falcão de Oliveira e José Paulo Mariano Pego, tutti e due dell’Università di Coimbra, la Oxford portoghese. Secondo Pego, in particolare, la scelta del legislatore è stata consequenziale a un cambiamento di mentalità di una fetta importante della società portoghese.

E in effetti questo sembra essere vero, almeno a Lisbona. I comuni cittadini sentiti da pagina99 dicono di accettare le nuove leggi. Pur con qualche distinguo. «A mio parere i politici dovrebbero focalizzarsi soprattutto sulla crisi, che ha colpito tutto il paese, più che su tematiche sociali. In ogni caso non sono affatto contrario al matrimonio gay» nota un commerciante dell’Alfama che lavora a pochi passi dal Castelo de São Jorge.

Usa toni diversi un sacerdote che pagina99 incontra su un treno per Cascais (un ricco sobborgo della capitale) e che rifiuta categoricamente di dire non solo il suo nome, ma persino la sua parrocchia, per timore di «essere frainteso e perseguitato». A suo parere «ciò che diceva Benedetto XVI vale ancora oggi. Le unioni diverse da quelle tra un uomo e una donna danneggiano l’umanità. Continuando così, cosa dovrebbe impedire un giorno di legalizzare il matrimonio plurimo?» Se gli si fa notare che si tratta di questioni molto diverse, ribatte: «Io non sono contro i gay, anche loro sono figli di Dio. Però non si può chiamare matrimonio l’unione di due maschi, o donne».

Nonostante i progressi legislativi, fuori da grandi città come Lisbona e Porto una certa mentalità antiquata (o addirittura omofoba) è dura a morire. Il bullismo contro i ragazzi gay è molto diffuso nelle scuole, gli insulti omofobi frequenti, e si verificano persino episodi di violenza. «In questo paese c’è una contraddizione: da una parte alti livelli di uguaglianza giuridica, dall’altra alti livelli di attitudini omofobiche» osserva Almeida. Dello stesso parere João Pacheco Paulo, attivista per i diritti umani e website editor del sito PortugalGay: «La mentalità non cambia certo per decreto, e in realtà ci sono ancora delle situazioni di discriminazione e attacchi omofobici». Insomma, ai portoghesi serve ancora tempo. Il sentiero però è stato tracciato.

[Tutte le foto di Getty Images]

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