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31 gennaio 2016

I grandi giornali e la contabilità creativa del Family day

Se davvero al Circo Massimo ci fossero stati due milioni di persone, avremmo assistito a una calca letale come quelle dei pellegrinaggi a La Mecca.  Non serve un rigoroso fact checking per capirlo. Eppure il Corriere, in prima pagina, imprime solo quella cifra come fosse una legittima opinione
LUIGI SPINOLA

 

All’indomani del Family day, il Corriere della Sera titola in prima pagina “Siamo due milioni” (in tipografia devono essere saltate anche le virgolette) affidando de facto la sua apertura ai contabili della famiglia tradizionale. Non stupisce che gli organizzatori diano i numeri, capita sempre quando il popolo scende in piazza. Tanto più se il territorio occupato è il Circo Massimo, che per morfologia e valore simbolico (dal mercoledì da cani della sconfitta romanista col Liverpool nell’83, ai tre milioni che cantavano “tu sì tu no, articolo 18 non ci sto” immaginati da Sergio Cofferati nel 2002) si presta alla contabilità creativa. Non ci indigniamo. In democrazia spararla grossa sovrastimando la forza dei sostenitori può aiutare a vincere la battaglia delle idee. L’imprenditore della politica fa il suo lavoro. Ma il giornalista no.

Non è soltanto un problema di schieramento. Anche La Repubblica, che crediamo ne abbia di meno, parla oggi in prima di “polemica sui numeri”. A onor del vero, alcuni quotidiani – come La Stampa, già ieri nella versione online – sottolineano invece con nettezza “la bufala sui numeri”. Ma sono sparute eccezioni. L’abitudine di fare rientrare anche i numeri sballati nel campo delle legittime opinioni che si sfidano nell’arena politica è tipica del nostro giornalismo.

In nessun Paese d’occidente i virgolettati – peraltro spesso anch’essi creativi – producono i titoli a caratteri cubitali che leggiamo sulla stampa italiana o ascoltiamo nei Tg. È un giornalismo che ama una drammaturgia fatta di “gialli”, “sfide” e “polemiche”, non rassegnandosi a raccontare una cosa per quello che è, facendo i conti con la grigia realtà. Un giornalismo che spesso spaccia la registrazione delle contrapposte opinioni in campo per oggettività, rinunciando così a ogni velleità di indagine autonoma.

Non vogliamo volare alto. Non serve un pedante fact checking o un faticoso lavoro di data journalism per constatare che se sabato nei 72 mila metri quadrati del Circo Massimo si fossero riunite 2 milioni di persone, pari a circa 27 persone a metro quadro, avremmo assistito a una calca letale, come quelle che troppo spesso funestano l’hajj, il rituale pellegrinaggio dei musulmani a La Mecca.

Basta non affidare i conti ad altri. Poi si può anche decidere di far scandagliare la realtà in prima pagina solo da sua eminenza Camillo Ruini, che intervistato dal Corriere spiega: “Non è detto che noi cattolici siamo sempre sconfitti”. La libertà editoriale non si tocca. Ma (almeno) la matematica non è un’opinione.

 

[Foto in apertura di Andreas Solaro / Afp / Getty Images]

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