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1 dicembre 2015

Sex and the Vatican

Avevo quasi finito le serie, per fortuna è arrivata Vatileaks 2. Vita vera, sotterfugi, sesso. E il potere?
ALESSANDRO ROBECCHI

Ok, gente, avevo quasi finito The walking dead ed ero in pari con True detective, per cui dovevo cercarmi un’altra serie interessante. Però volevo una cosa un po’ trucida… e anche basta con tutti ‘sti eroi, datemi un po’ di vita vera, sotterfugi, sesso. E allora seguo Vatileaks 2. Bello, anche se la sceneggiatura fa dei salti qui e là che a volte stupiscono. Si sa che ci sono vari modi di seguire la fiction televisiva a episodi. Il primo, tradizionale, è quello di aspettare la puntata. Il secondo, moderno, quello di chiudersi in casa a vederle tutte perché si è in affanno con la conversazione in ufficio. Il terzo è quello di seguire in differita. Un articolo qua, un’intervista là, commenti, critiche e apprezzamenti al bar: «Hai visto? Dava la cugina da scopare al monsignore!». «Ah, non ho ancora visto, non dirmi niente».

Vi avviso che la trama è intricata e non mi proverò nemmeno a riassumere. Negli episodi di questa settimana tutto girava intorno alla inarrivabile commedia umana: la signora Francesca Immacolata (ahah) Chaouqui che offre a monsignor Lucio Angel Vallejo Balda la cugina, trentaseienne «morbida», e a quanto pare piuttosto porca, perché nel suo frenetico wazzappare la signora Chaouqui dice anche cose come «Silvana vuole trombare» e «Martedì viene a casa tua a trombare». Abbastanza da far dire allo spettatore: «’Mbè, datece er numero de sta Silvana!».

Il prelato, che nicchia e resiste a cotanta benedetta offerta, ci porta un po’ nella parte nobile della trama: è combattuto? È lacerato dalla sua fede? Sente le fiamme dell’inferno lambirlo, insieme ad altre fiamme che eventualmente porterebbe Silvana? Certo, tutto questo. Ma poi cala l’asso e vince la partita con un argomento definitivo: «È brutta».

Fine dell’episodio.

Due parole sullo sfondo. La serie ha una location interessante. Il papa, i prelati, la riforma delle finanze della Santa Sede, l’attico di Bertone, le sudate offerte dei fedeli che spariscono come lo champagne al Crazy Horse. Due giornalisti italiani che raccontano tutto questo (Nuzzi e Fittipaldi) e che finiscono sotto processo in un stato straniero, senza potersi scegliere l’avvocato. Non so se la parte diplomatica verrà negli episodi che seguono, può darsi che qualcuno si svegli e dica che processare così dei giornalisti italiani ci crea qualche perplessità. Forse nella seconda serie ci ricorderemo anche di questo dettaglio della libertà di stampa in un Paese modernissimo che presto farà il culo alla Germania (cit). Per ora, niente.

Bene. È una buona serie, la consiglio. Poi ora c’è il Giubileo e tutti quanti passano sotto una porta e gli viene perdonato tutto, quindi nessuno si farà male. Sì, restano in sospeso cosucce come le finanze vaticane, i giornalisti sotto processo, il potere, i soldi, e altri piccoli dettagli, ma chissà, nei prossimi episodi…

[Foto di apertura di Giuseppe Ciccia / Corbis Image]

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