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25 novembre 2015

Violenza contro le donne, tanta retorica e pochi soldi

Ricorrenza sempre più in auge quella del 25 novembre. Se non fosse che alle parole difficilmente seguono i fatti. Le regioni non hanno ancora speso un centesimo dei soldi per centri e case rifugio stanziati dal 2013

 

Il 25 novembre sta pian piano soppiantando l’8 marzo come “data delle donne”. Pessima cosa, che fa sospettare un passaggio dall’affermazione festosa dei diritti (seppur nata da una tragedia) alla difesa contro i delitti. Ma sarebbe già tanto incamerare la nuova attenzione sulla violenza contro le donne (che non ha bisogno, per essere legittimata, di mostrare un aumento dei casi; lo scandalo è nella loro permanenza) per tradurre la retorica collettiva di questa giornata in fatti concreti e politiche. Queste ultime mancano.

Siamo a novembre 2015 e ancora la stragrande maggioranza delle regioni non ha speso i fondi che la legge destinava all’antiviolenza (per fare nuovi centri antiviolenza e nuove case rifugio e posti letto, tra le altre cose). In molti casi questi soldi, che peraltro erano attribuiti per il 2013-2014, non sono stati ancora impegnati dalle regioni.

La cosa, denunciata dalle Donne in Rete contro la violenza (Dire), potrebbe sembrare un classico caso di politiche all’italiana: non è così, del resto, anche per le ben più vaste risorse dei fondi comunitari, per gli asili nido e per tante leggi rimaste sulla carta? Forse, ma la stessa associazione ha denunciato qualcosa di più specifico.

L’attività contro la violenza sulle donne – e per la protezione delle sue vittime – sul territorio è sempre stata compiuta da una fitta rete di organizzazioni, nata dal basso, che invece negli ultimi tempi non sono state affatto consultate (salvo che in sei regioni). Mentre prende sempre più quota il modello di “servizi misti”, ossia la tentazione di chiamare i centri privati a cogestire le risorse col pubblico, con il rischio di fare da tappabuchi delle difficoltà dei servizi pubblici. Quanto ai fondi già stanziati e spesi sono solo cinque le regioni che fanno sapere in modo trasparente come e dove vengono usati.

R. C.

La foto di apertura è tratta da I Would Like You To See Me, progetto fotografico di Arianna Sanesi sul rifiuto dell’iconografia contraffatta del femminicidio, a cui è dedicato il lightbox di pagina99 in edicola.

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