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17 novembre 2015

Abolire la Tasi è sbagliato, fa bene l’Ue a bocciare Renzi

L’eliminazione della tassa sulla prima casa è iniqua. Parola della Commissione Ue: era meglio detassare il lavoro. L’Europa spesso sbaglia, ma stavolta ha ragione. Guardare i confronti internazionali per credere
ROBERTA CARLINI

Una promozione con riserva. O l’annuncio di una futura bocciatura in primavera. Il verdetto di Bruxelles sulla manovra finanziaria italiana per il 2016 può essere visto come il classico bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda della propaganda che si vuol fare. Oppure può essere letto qui e analizzato nei punti dolenti.

Uno su tutti è nel titolo principale che Matteo Renzi ha voluto dare alla manovra, non a caso quello su cui batte di più: l’abolizione della tassa sulla prima casa, il cui annuncio ha inaugurato la serie dei provvedimenti sfilati al programma berlusconiano (poi sono seguiti, in rapida successione, il Ponte sullo Stretto, l’abolizione del tetto al contante, la riduzione delle tasse sui profitti d’impresa, per non parlare di cose extraeconomiche come le intercettazioni telefoniche). Sul punto, il verdetto della Commissione è chiaro: la legge di stabilità manca l’obiettivo dell’equità, rinviando riforma dei valori catastali, delle agevolazioni fiscali e della fiscalità ambientale. E dimentica quello dell’efficienza, che vorrebbe che si tassassero di meno i fattori produttivi.

Tradotto: alleggerire il lavoro, non la proprietà. Il confronto con gli altri paesi, quelli che di solito vengono presi a modello, parla chiaro: il problema in Italia non è l’alto livello delle tasse sulla proprietà. A meno di non pensare che c’è un fisco-Dracula sulle case, un socialismo catastale, in Paesi come gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia…

  • Imposte sulla proprietà immobiliare (% Pil - OCSE, 2013)

Renzi ha già detto che l’Europa deve farsi i fatti suoi, e che le misure della politica economica ce le decidiamo in casa. È bello poter riconquistare la libertà di dire che a volte Bruxelles sbaglia, ma qualche volta ha anche ragione. Come quando dice che è meglio dare sgravi fiscali ai lavoratori che ai proprietari di case. A volte coincidono, ma non sempre: e in particolare, è stato mostrato e dimostrato che lo sgravio fiscale sulla prima casa avvantaggia i benestanti più che i poveri, e i vecchi più che i giovani.

Quanto ai simboli, colpisce che il rottamatore continui a rinviare la demolizione del più vetusto e ingiusto marchingegno italiano, quel catasto che fa sì che, sulle case, si celebri continuamente una bugia di Stato, misurando le tasse sulla base di valori che sono la metà o un terzo di quelli reali. Ma anche stavolta la riforma del catasto può attendere, si farà prima il Ponte sullo Stretto.

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